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    February 26

    Leonarda Cianciulli, “La saponatrice di Correggio”

    Leonarda Cianciulli, “La saponatrice di Correggio”


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    Leonarda Cianciulli nacque a Montella, in provincia di Avellino, nel 1892 in seguito a una violenza carnale subita da Emilia Di Nolfi, la madre. La donna, per un’atroce disegno del destino, fu addirittura costretta a sposare il suo violentatore così odierà per sempre quella creatura incolpevole, anche dopo aver divorziato ed essersi risposata con Mariano Cianciulli, dal quale avrà altri figli. Leonarda ebbe un’infanzia difficile, da lei così descritta: “Ero una bambina debole e malaticcia, soffrivo di epilessia, ma i miei mi trattavano come un peso, non avevano per me le attenzioni che davano agli altri figli. La mamma mi odiava perché non aveva desiderato la mia nascita. Ero infelice e volevo morire. Cercai due volte di impiccarmi; una volta arrivarono in tempo a salvarmi e l’altra si spezzò la fune.” La madre gli fece capire che le dispiaceva di rivederla viva. Una volta ingoiò due stecche del suo busto, sempre con l’intenzione di morire, e mangiò alcuni cocci di vetro: non accadde nulla. Segnata da una vita ingrata, nel 1914 sposò Raffaele Pansardi, impiegato dell'ufficio del registro, e andò a vivere a Lariano, nell'Alta Irpinia. Nel 1930 il terremoto del Vulture distrusse la loro casa e gli sposi si trasferirono a Correggio, in provincia di Reggio Emilia. Leonarda ebbe diciassette gravidanze con tre parti prematuri, dieci figli morirono in tenera età. I quattro sopravvissuti erano per Leonarda un bene da difendere a qualsiasi prezzo, angosciata dal ricordo di una zingara che molti anni prima le aveva predetto un amaro destino: "Ti mariterai, avrai figliolanza, ma tutti moriranno". Più tardi, un'altra zingara le disse: "Vedo nella tua mano destra il carcere, nella sinistra il manicomio". Nel 1939, alla notizia che Giuseppe, il figlio maggiore e prediletto, sarebbe partito per il militare con la minaccia sempre più concreta dell'ingresso in guerra dell'Italia, Leonarda decise, oramai in preda alla pazzia, di effettuare sacrifici umani in cambio della vita del ragazzo. La Cianciulli frequentava tre amiche, donne sole, non giovani, che avrebbero volentieri cambiato l’esistenza per sfuggire alla noia e alla solitudine del paesello. Tutte e tre chiesero aiuto a Leonarda, la quale decise che era giunto il momento di agire. La prima a cadere nella rete fu Faustina Setti detta “Rabitti”, la più anziana, attirata da Leonarda con la promessa di averle trovato un marito residente a Pola. Leonarda persuase la donna a non parlare con nessuno della novità. Il giorno della partenza Faustina si recò a salutare l'amica, che la convinse a scrivere alcune lettera e cartoline che avrebbe spedito appena giunta a Pola, in cui annunciava a parenti e amici che tutto andava per il meglio. Ma a Pola Faustina Setti non giungerà mai, perché cade sotto i colpi di scure di Leonarda Cianciulli, che trascina il corpo in uno stanzino e lo seziona in nove parti, raccogliendo il sangue in un catino. Poi, come scriverà nel suo memoriale, «gettai i pezzi nella pentola, aggiunsi sette chilogrammi di soda caustica, che avevo comprato per fare il sapone, e rimescolai il tutto finché il corpo sezionato si sciolse in una poltiglia scura e vischiosa con la quale riempii alcuni secchi e che vuotai in un vicino pozzo nero. Quanto al sangue del catino, aspettai che si coagulasse, lo feci seccare al forno lo macinai e lo mescolai con farina, zucchero, cioccolato, latte e uova, oltre a un poco di margarina, impastando il tutto. Feci una grande quantità di pasticcini croccanti e li servii alle signore che venivano in visita, ma ne mangiammo anche Giuseppe e io». La seconda vittima si chiamava Francesca Soavi, cui Leonarda aveva promesso un lavoro nel collegio femminile di Piacenza. Francesca la mattina del 5 Settembre 1940 si recò a salutarla prima di partire. Leonarda convinse la donna a scrivere due cartoline, dicendole che le avrebbe dovute spedire per annunciare ai conoscenti la partenza evitando di far conoscere la sua destinazione. La Cianciulli si avventò come una furia sulla donna e ripeté lo scempio. La terza e ultima vittima si chiamava Virginia Cacioppo, ex cantante lirica, cinquantatreenne, costretta a vivere in miseria e nella nostalgia del proprio passato di artista. Leonarda le propose un impiego a Firenze, come segretaria di un misterioso impresario teatrale, pregandola, come al solito, di non farne parola con nessuno. Virginia, entusiasta della proposta, mantenne il segreto e il 30 Settembre 1940 si recò a casa della donna dove, raccontò Leonarda, «Finì nel pentolone, come le altre due. La sua carne era grassa e bianca, quando fu disciolta vi aggiunsi un flacone di colonia e, dopo una lunga bollitura, ne vennero fuori delle saponette cremose accettabili. Le diedi in omaggio a vicine e conoscenti. Anche i pasticcini furono migliori del solito: quella donna era veramente dolce». La cognata dell'ultima vittima, insospettita per la sparizione improvvisa della parente, vista entrare in casa della Cianciulli, ne denunciò la scomparsa al questore di Reggio Emilia, il quale, seguendo i numerosi indizi lasciati dall'omicida, arrivò alla "saponificatrice". Sottoposta a interrogatorio la donna confessò senza resistenze i tre omicidi. La Corte stabilì che Leonarda Cianciulli era l'unica responsabile di quei turpi crimini e la condannò a trent'anni di carcere e a tre anni di manicomio. Morì nell’ospedale psichiatrico giudiziario per donne di Pozzuoli, il 15 Ottobre 1970, stroncata da apoplessia celebrale. A chiunque si domandi il motivo di tutta questa sua ferocia la risposta è che lei pensava di essere stata colpita da una maledizione la quale pensava di potersene liberare offrendo in cambio dei sacrifici umani.

    February 24

    la vera storia del mostro di Rostov, killer di 55 vittime fino al 1990


    ANDREJ CHIKATILO


    Soprannome: Il Mostro di Rostov
    Luogo omicidi: Rostov e dintorni (Ucraina)
    Periodo omicidi: 1978 - 1990
    Numero vittime: 55
    Modus operandi: cannibalismo e mutilazioni
    Cattura e Provvedimenti: arrestato nel novembre 1990, giustiziato con un colpo di pistola alla nuca il 15 febbraio
      1994

    Andrej Chikatilo è sicuramente il serial killer più spietato che la Russia possa ricordare. Un mostro, un pedofilo senza alcuna pietà, un folle. Ci sono voluti diversi anni per arrivare al suo arresto e sul suo destino vige un alone di mistero. Andrej Chikatilo nasce il 15 ottobre 1936 da una famiglia di agricoltori, in un piccolissimo villaggio dell'attuale Ucraina.
    Suo padre non c'
    è più, è sparito misteriosamente durante una delle note "purghe staliniane", mentre sua madre è una pazza. Ella è solita raccontare ai suoi due figli (Andrej e sua sorella) che loro avevano fratello ma che questi, durante il freddo inverno 1930, era stato mangiato vivo dai contadini affamati.
    Ci
    ò minerà non poco la stabilità mentale del piccolo Chikatilo.
    Come se non bastasse Andrej diventa presto miope e durante l'adolescenza soffre di una malattia che lo render
    à impotente per molti anni.
    Nonostante nel 1960 diverr
    à marito e padre, Andrej rimarrà comunque convinto di essere stato castrato e accecato nella culla, dai contadini del suo villaggio.

    Cresciuto, Andrej si iscrive al partito comunista, fa il servizio militare e si laurea in lettere come un normalissimo ragazzo russo e, nel 1972, comincia a insegnare in un istituto tecnico a Rostov.
    Nonostante l'infanzia difficile Andrej
    è diventato un insegnante, si è sposato e adesso vive in una bella casa proprio vicino alla scuola.
    Le cose per
    ò si mettono male anche nell'istituto: i ragazzi cominciano a chiamarlo "oca" e "finocchio", alcuni di essi lo aggrediscono di notte.

    22 ottobre 1978. Andrej uccide per la prima volta. E' anomalo per un serial killer cominciare cos
    ì tardi (42 anni) la propria "attività", solitamente cominciano intorno ai 20 anni. La vittima è una bambina di 9 anni, Lenochka Zakotnova, incontrata alla fermata dell'autobus. L'assassino la porta in una casetta abbandonata nella campagna circostante, e qui prova a violentarla. Non riuscendoci, preso dalla rabbia, la uccide con tre forti coltellate e getta il corpicino nel fiume che scorre vicino a Shakhty.
    La bambina viene trovata alla vigilia di Natale ma nessuno sospetta minimamente di Chikatilo, padre di famiglia, insegnante, un uomo che non fuma e non beve.
    Viene invece accusato un violentatore della zona, tale Alexander Kravchenko, su pressione della famiglia della piccola l'uomo viene condannato immediatamente e fucilato.

    1982. Andrej viene accusato ripetutamente di molestie nei confronti dei suoi alunni e viene licenziato dall'istituto tecnico. Grazie alla tessera del partito comunista, riesce per
    ò a trovare posto come operaio in una piccola fabbrica vicino a Shakhty. Un lavoro perfetto per il Mostro di Rostov: per recarsi al lavoro Chikatilo deve viaggiare molto in treno, e in questo modo conoscerà la maggior parte delle sue vittime.
    La seconda
    è Larisa Tkachenko, una ragazzina che stava marinando il Liceo. L'uomo, non si sa come, riesce a convincerla a fare l'amore con lui ma, giunti al momento cruciale, la ragazza scoppia a ridere di fronte all'impotenza del suo partner occasionale. La rabbia di Chikatilo è violentissima: la ragazza viene strangolata, morsa a sangue sulle braccia e sui seni (Andrej ne ingoia anche un capezzolo). Per finire il Mostro le conficca un palo nella vagina.

    12 giugno 1982. Lyuba Biryuk ha 12 anni e gioca spensierata quando Chikatilo l'adesca. Portatala nel bosco la accoltella quaranta volte, cavandole anche gli occhi. Questo in futuro sar
    à uno dei biglietti da visita del Mostro di Rostov.
    A questo punto Andrej si ferma fino al 1983.

    Tra il 1983 e l'estate del 1984 la follia del Mostro cresce esponenzialmente. Le sue vittime salgono a trenta, quindici delle quali cadono tra il gennaio e il settembre 1984.
    In alcuni casi viene riscontrato che i malcapitati erano ancora in vita mentre il loro sangue veniva bevuto.
    Tra le vittime anche un bambino di 9 anni, Oleg Podzhidaev
    . Al contrario degli altri, il suo cadavere non
    è mai stato ritrovato ma, in sede di processo, Chikatilo ha dichiarato di aver castrato il piccolo Oleg e di averne gettato il corpo da qualche parte nei boschi.

    Siamo nell'apice degli omicidi del Mostro quando, il 22 febbraio 1984, Andrej Chikatilo viene arrestato con l'accusa di aver rubato della tela cerata.
    La polizia lo tiene in carcere ben tre mesi, vogliono accertarsi che non sia lui il Mostro.

    Sono le analisi del sangue a salvare Andrej: per un incredibile caso fortuito, il suo gruppo sanguigno non corrisponde con lo sperma trovato sui cadaveri.
    Passano pochi mesi e il Mostro viene arrestato nuovamente: un Giudice, che ha preso in simpatia l'uomo, lo fa per
    ò scarcerare immediatamente con mille scuse.

    Nei dintorni di Rostov ricominciano cos
    ì a sparire bambini, bambine e donne per lunghi mesi, mentre i loro cadaveri vengono ritrovati ovunque: nei fiumiciattoli, dentro delle baracche abbandonate nei boschi, lungo la ferrovia ecc. ecc.
    Nel frattempo da ogni parte del paese arrivano dei ritardati mentali che si consegnano alle forze dell'ordine, confessando di essere i responsabili degli omicidi.
    Per vagliare ogni singolo caso la polizia perder
    à le tracce del mostro per diversi mesi.
    Solo nel 1990, a 12 anni di distanza dal primo omicidio, anche questo incubo giunge finalmente a termine.

    22 novembre. Chikatilo viene arrestato per la terza volta e, cosa comune a tutti gli assassini seriali, questa volta si abbandona a una confessione-fiume liberatoria.
    Con l'aiuto di alcuni manichini vengono ricostruiti nei minimi dettagli tutti gli orrendi omicidi.
    La voce cavernosa e monotona dell'uomo non sorvola su di niente: vengono descritte le tattiche di adescamento, gli omicidi, Chikatilo parla con incredibile calma di bambini accoltellati, di occhi perforati, di dita mozzate a morsi, di cuori strappati e di capezzoli ingoiati.
    Aggiunge alla lista della polizia ben 19 omicidi che nessuno aveva pensato di attribuirgli.

    EPIGOLO
    Il processo al Mostro di Rostov comincia nel 1992.
    Chikatilo inizialmente nega tutto, ma le confessioni dell'autunno 1990 erano state registrate su nastro e lo incastrano.
    L'assassino partecipa al processo in una sorta di follia mistica. Mentre i Giudici e gli Avvocati discutono, il Mostro di Rostov fissa il pubblico presente in tribunale con degli occhi vuoti e bianchi, con un sorriso da bambino sempre stampato sulla sua bocca. Andrej sembra meravigliato e felice, probabilmente sentirsi al centro dell'attenzione gli fa molto bene, finalmente si sente liberato da tutte le sue frustrazioni.
    Nell'agosto del 1992 il verdetto: Andrej Chikatilo viene giudicato capace di intendere e di volere e quindi condannato alla pena capitale. Al momento della sentenza Chikatilo si alza in piedi canta a squarciagola l'Internazionale Russa.
    Secondo i dati ufficiali, l'esercito russo ha giustiziato Andrej Chikatilo il 16 febbraio 1994, con un colpo di pistola alla nuca, nel cortile del carcere di Mosca.
    Molte cliniche psichiatriche di fama mondiale avevano prenotato il suo cervello, ma nessuna di esse l'ha mai ricevuto..il Mostro di Rostov
    è stato giustiziato veramente?Sulla storia di Chikatilo David Grieco ha realizzato un film, "Evilenko" (Italia, 2004), con Malcolm McDowell nella parte del terribile assassino.

    "E' un uomo molto alto, dritto come una colonna, con occhi azzurri molto chiari. Non piaceva ai bambini. Abbiamo saputo che
    è stato mandato via, c'erano stati dei problemi perché molestava le bambine" (Testimonianza dei vicini di casa di Chikatilo quando questi insegnava) e sul suo destino vige un alone di mistero.

    February 23

    vi siete mai chiesti di cosa è fatto uno specchio?..



    Vi siete mai chiesti di cosa e’ fatto uno specchio? Io si, parecchie volte, ma un po’ per pigrizia e un po’ perché mi passava di mente non avevo mai cercato la risposta.. oggi pero’ mi sono decisa e ho cercato alcune notizie.... e’ un po’ strana come domanda, mi rendo conto.. pero’ mi sono resa conto che ormai lo specchio e’ entrato nella nostra quotidianita’ e spesso lo usiamo solo per contemplare il nostro viso o il nostro corpo che viene riflesso, senza soffermarci a guardare l’oggetto in quanto tale.. non ci chiediamo che cosa sia... Per quanto mi riguarda, lo specchio mi sembra un elemento.. qualcosa che trovi in natura gia’ così.. per la sua limpidezza e la sua perfezione mi riesce difficile pensare che sia stato creato dall’uomo.. invece e’ proprio così..

    I primi specchi realizzati nell'antichita’ erano semplici lastre di metallo, spesso argento, rame o bronzo, perfettamente lucidate. Gli Incas usavano argento, Archimede a Siracusa usava rame ,per i suoi specchi "ustori", per bruciare le vele e le navi romane. Nel XIV secolo a Venezia si producevano specchi unendo una lastra di cristallo lucidato con fogli di stagno e mercurio: i sottili strati di stagno venivano uniti al vetro tramite un bagno di mercurio ed esercitando pressione; tale processo era costoso e complesso, rendendo lo specchio un prodotto di lusso. Nella seconda meta’ del XIX secolo il costo degli specchi e’ radicalmente calato grazie ad un nuovo processo di produzione, l'argentatura: tramite una soluzione di ammoniaca ed acido tartarico si fissano al vetro dei nitrati d'argento, ed il vetro veniva successivamente ricoperto da gommalacca. Oggi gli specchi consistono in una lastra di vetro su cui e’ deposto un sottile strato di alluminio o rame o argento, fissato al vetro per elettrolisi. Lo strato metallico e’ deposto sul lato opposto a quello riflettente ed e’ ricoperto da una vernice a scopo protettivo. In questo modo il delicato rivestimento e’ protetto dal vetro stesso, ma si ha una seconda riflessione minore causata dalla superficie frontale del vetro. Questo tipo di specchi riflette circa l'80% della luce incidente... Quindi lo specchio di oggi e’ tutt’altro che naturale.. io sono sempre stata affascinata dagli specchi.. sono secondo me l’unico oggetto che ci fa vedere la realta’ pienamente..in tutti i suoi aspetti.. ad esempio noi siamo in una stanza, davanti ad uno specchio.. con lo sguardo riusciamo a vedere solo tre pareti, tre lati della stanza.. lo specchio ci permette di vedere anche la quarta... non so quanti di voi ci hanno fatto caso.. puo’ sembrare una stupidaggine ma questo ci fa capire un po’ la strana natura dell’uomo.. noi vediamo le cose da una certa prospettiva.. ma altre non riusciamo a vederle.. e’ un po’ come guardare un diamante.. ha mille sfaccettature ma on riusciamo mai a vederle tutte.. abbiamo bisogno di un aiuto per vedere appieno senza soffermarci alla superficie.. credo che il segreto, la cosa piu‘ difficile  sia proprio questa.. riuscire a vedere cio’ che non tutti vedono..

    February 21

    sorriso diabolico

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    Sorriso diabolico

    Nel Lazio vicino a Viterbo ci sono due paesini: Tuscania e Tarquinia; molto e molto tempo fa una famiglia di Tuscania aveva strette relazioni con una bambina abbandonata che viveva in una piccola casa a Tarquinia. Un giorno la famiglia tuscaniese venne a conoscenza della morte della povera fanciulla, trovata morta con un con un sorriso diabolico stampato in faccia. Tutti gli abitanti di Tarquinia da quel giorno incolparono la famiglia della sua morte, in quanto tutti i giorni loro mandavano un servitore a portare da mangiare alla bambina; la famiglia incredula si difese spiegando che l'unica persona che poteva avere un contatto con la bambina era appunto il servo. Da allora il servitore non si e' fatto piu' vedere. In seguito sono accaduti fatti strani e inspiegabili, come la morte di un intero bestiame nelle campagne presso Tuscania: tutti gli animali erano con il sorriso e gli occhi rossi di sangue spalancati. Si dice anche che chi sente questa storia sogni poi il servitore, morto, con in faccia il suo sorriso diabolico, con accanto il parente piu' caro del sognatore anch'egli con quello strano sorriso...

    February 07

    La Strega di Blair, finzione o realtà

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    LA STREGA DI  BLAIR, 
    FINZIONE O REALTÀ

     Se si chiede ad una persona che cosa gli evochi nella mente il nome la strega di Blair, questa subito ti dirà il film "The Blair Witch Project" che nel 1999 ha fatto il record di incassi cinematografici.
    Ma dietro il film più o meno reale, si cela una leggenda che a partire dal Febbraio 1785 segue e terrorizza gli abitanti del paesino di Blair in America. Proprio in quella data molti bambini denunciano ai genitori che la signora Elly Kedward, donna irlandese, li obbligava ad andare nella propria abitazione dove prelevava loro dei campioni di sangue. Per questi motivi la donna venne immediatamente bandita e cacciata dal villaggio per stregoneria. Durante l
    inverno successivo, molto rigido, tutti gli abitanti del villaggio diedero la donna per morta. Nel 1786 dopo appena un anno, gli accusatori della donna e molti bambini presenti nel villaggio, scomparvero misteriosamente senza lasciare traccia. Temendo la maledizione di Elly tutti gli abitanti fuggono dal villaggio promettendo di non ritornarci. 

     

    Così dove una volta sorgeva il villaggio di Blair viene fondato, nel 1824, un nuovo villaggio: Burkittsville . Ma la scia di sangue non termina, anzi…. Nellagosto 1825 molti popolani vedono una ragazza del posto Treacle Eileen trascinata nel torrente da una figura femminile. Il torrente non era molto profondo, circa un metro e venti, ma nonostante ciò il corpo della ragazza non fu mai ritrovato. Inoltre furono ritrovati sia nel fiume che nel bosco, per oltre tredici anni, strane figure di forma umana composte da legnetti intrecciati tra loro. Nel Marzo del 1886 unaltra fanciulla di nome Robin di soli otto anni sparisce misteriosamente                                                                    

    subito partono le squadre dei soccorritori, ma dopo un giorno la bambina ritorna a casa da sola e sono proprio i soccorritori della prima squadra che scompaiono nella foresta. La bambina racconta di essere stata avvicinata da unanziana signora la quale l ha accompagnata in una casa nella foresta e costretta a stare nello scantinato fino al suo ritorno. 

     

    La giovane impaurita, vedendo che la signora non ritornava decise di scappare e tornare al villaggio. I cinque membri della squadra scomparsa vengono ritrovati da una seconda squadra in un angolo della foresta, chiamata roccia della bara, vicino al torrente Teppy West, legati e uccisi brutalmente, i quali evidenziavano strane incisioni e simboli su tutto il corpo. I soccorritori tornano velocemente in paese per chiedere aiuto ma una volta tornati sul posto, dove avevano trovato i corpi dei soccorritori uccisi, dei cadaveri non era rimasta nessuna traccia a parte una grossa chiazza di sangue e un indescrivibile odore di morte.

     

    Tutto rimase tranquillo fino al Novembre del 1940 quando per circa otto mesi scomparvero dal villaggio ben otto bambini. Il 25 Maggio 1941 Rustin Parr un eremita che viveva nei boschi va nel mercato di Burkittsville e urla alla folla dicendo: sono finalmente giunto al termine. La polizia subito non capì che cosa intendeva dire luomo con quella frase, ma subito dopo lui stesso confessò di sua spontanea volontà di aver brutalmente ucciso, seguendo dei rituali magici, sette degli otto bambini da lui rapiti, e di aver lasciato libero l ottavo Kyle Brody. La polizia accorsa nei boschi, andò nella casa di Rustin, e nella cantina trovò sette bare segnate da altrettante pile di sassi. Gli inquirenti quando interrogarono Rustin chiedendogli cosa laveva spinto a fare una cosa del genere si sentirono descrivere questa bizzarra storia: Rustin affermò che fu costretto a compiere quegli omicidi dalla voce, la quale diventava nella sua testa ogni giorno sempre più forte e convincente, di una vecchia signora il quale spirito vagava per la foresta. Questa voce seguiva Rustin giorno e notte indicandogli chi e come uccidere. Nella mattina del 25 Maggio, la donna che lo aveva posseduto mentalmente tutti quei mesi gli comparì davanti dicendogli che il suo lavoro era terminato e che doveva andare nel villaggio e raccontare a tutti ciò che aveva fatto. 
    Parr Rustin fu condannato a morte per strage e subito giustiziato nel Novembre 1941. Kyle Brody unico bambino sopravvissuto, il quale dovette assistere all
    uccisione degli altri sette, non si è mai ripreso dallo choc e per questo fu ricoverato in una clinica psichiatrica dove morì, probabilmente suicidatosi, nel 1971.

     

    Su questa vicenda sono stati scritti molti libri, la maggior parte dei quali puramente inventati.
    L
    unica degno di nota, nonostante la sua difficilissima reperibilità è: Il culto della strega di Blair. Volume rarissimo che illustra perfettamente la figura della strega.

     

    IPOTESI SOPRANNATURALE

    Queste teorie sono strettamente personali e riguardano gli efferati omicidi compiuti da Rustin Parr. Rustin Parr ha subito una possessione mentale e fisica da parte di Elly Kedward la signora che fu cacciata dal villaggio per stregoneria, questo spiegherebbe il perché l uomo sentisse la voce della donna e proprio quella voce lo obbligasse a compiere quegli omicidi. Le motivazioni che possono aver spinto la donna a compiere tale vendetta possono essere di rabbia e odio verso i cittadini di Blair che l avevano bandita dal villaggio. In effetti un prelievo di sangue non si può effettivamente definire stregoneria, anche se nel 1700 si veniva bruciati sul rogo per molto meno di questo…

    IPOTESI ACCADEMICA

    Questa ipotesi non è da scartare anche se non riguarda la sfera del paranormale. Potrebbe essere che Elly non abbia in alcun modo influenzato Parr anzi: Rustin potrebbe aver semplicemente letto la storia del villaggio di Blair e della sua fantomatica strega e aver usato questa scusante per compiere gli efferati omicidi. La sua confessione nel mercato del paese può essere dovuta o ad un senso di colpa, dimostrato nella liberazione dellottavo bambino o da una malattia mentale venutagli durante i setti mesi in cui ha ucciso proprio sette bambini. Ultimo fattore è il modus operandi di Rustin Parr, infatti ha agito esattamente come agirebbe un serial killer: il modo in cui ha ucciso le vittime sempre uguale e utilizzando gli stessi rituali magici e la firma che ha lasciato mettendo un cumulo di pietre sulle bare.

    Alla domanda quale sia lipotesi corretta, solo una persona potrebbe dare la risposta…. Se non fosse morta nel Novembre del 1941.

     
    January 31

    la gente ha bisogno di credere..

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    Siamo esseri umani.. pertanto cerchiamo sempre di andare al di là di ciò che già sappiamo e siamo sempre alla ricerca di nuove risposte e scoperte.. e nella nostra natura.. se non fosse stato così molte cose che ormai fanno parte della nostra vita oggi non ci sarebbero.. Purtroppo però ci sono degli argomenti..delle domande.. forse troppo complesse per poter avere una risposta definitiva.. o forse si ha anche paura di trovarla.. e quindi molti preferiscono non toccare questi tasti.. ad esempio i bigotti e le beatille dicono che non ci e dovuto sapere.. altri invece danno delle risposte provvisorie.. che sembrano dire tutto ma in realtà non dicono nulla.. forse per non rompere certi equilibri.. io dico che luomo è in grado di poter arrivare ad ogni risposta..anche la più complessa.. tutto sta nel riuscire a pensare con la propria testa e non lasciarsi influenzare dal resto.. ad esempio buttiamo un argomento a caso.. dio.. sin da bambini ci incuccano le varie storie della bibbia,vangeli ecc.. ci fanno vedere dio come un buono e misericordioso e che se faremo i bravi non ci succederà niente.. cresciamo con queste convinzioni perché ci hanno dato solo queste.. noi dobbiamo andare i chiesa, pregare, non fare peccati, confessarci.. altrimenti non saremmo dei buoni cristiani e saremmo fuori dalla normalità.. tutti fanno così pertanto dobbiamo farlo anche noi..è come imparare a camminare, una volta che insegnano in un certo modo poi ci sembra strano vedere qualcuno che lo fa in modo diverso.. e siamo convinti che siamo noi a camminare nel modo giusto ed e quellaltro a sbagliare.. secondo me la maggior parte delle persone non crede in dio ma vuole, ha bisogno di crederci.. dà sicurezza credere che dallaltra parte ci sia qualcuno che ci aspetta, qualcuno che sa tutto di noi, che ci vuole bene, una specie di seconda madre.. perché in fondo la morte..fa paura a tutti.. e visto che ancora non sappiamo cosa ci sia davvero dopo la morte, o meglio, se ci sia qualcosa, ci aggrappiamo a queste speranze.. a gente ha bisogno di credere in dio.. perché se tutto finisse dopo la morte..allora per molti la vita perderebbe significato.. che senso ha fare un disegno se già sai che dovrai strapparlo.. Con questo intervento non voglio convincere nessuno a pensarla come me.. ognuno in questa vita deve trovare da solo la risposta.. e anche se volessi non trascinerei mai qualcun altro nel mio oblio.. voglio lasciarvi nei vostri sogni fatati voi che ancora riuscite a convincervi di non essere soli.. io continuo per la mia vita contorta continuando a cercare altre mille risposte..

    January 03

    illusioni ottiche

     
    Guardate quest'immagine, sembra che le figure si muovino ma in realtà sono ferme.. basta guardarle singolarmente e ci sembrerà di fermarle con lo sguardo..
     

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    ..ora fissate il punto centrale e muovete la testa avanti e indietro...

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    ...qui invece dobbiamo allontanarci il più possibile dallo schermo e vedremo qualcosa..

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    ..strano vero?.. secondo voi com'è possibile? :)

    December 31

    il 2008

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    Il 2008 sta finendo.. ormai tutti siamo proiettati verso il 2009.. tutti ci chiediamo cosa ci porterà, cosa succederà, per alcuni sarà bello per altri sarà brutto.. io sinceramente non so proprio cosa aspettarmi da questo nuovo anno… Il 2008 per me è stato un anno pieno di sorprese e di cambiamenti.. ricordo che non ero molto fiduciosa appena iniziato Gennaio.. pensavo che sarebbe stato un anno orribile come il 2006 e il 2007.. invece le novità non si sono fatte attendere.. ormai era da parecchio che mi sentivo addosso una perpetua insoddisfazione, guardavo la mia vita e non la sentivo veramente mia.. allora mi dissi che se non mi tiravo fuori da sola da quella merda non mi avrebbe tirato nessuno.. così decisi di dare una svolta alla mia vita.. Verso Febbraio decisi di cambiare scuola.. così, senza pensarci più di tanto, volevo farlo, quello contava.. volevo fare qualcosa che fosse veramente mio, che mi piacesse.. allora decisi di mollare tutta la cultura universale e i sogni campati in aria del liceo classico per dedicarmi a qualcosa di più definito e concreto.. non nego che è stata una decisione sofferta.. lasciare Mattia e Nico, per me fu parecchio  difficile e ci sono stata parecchio male.. tanto che ancora adesso non sono andata a trovare la vecchia classe per paura di entrare in crisi di nuovo.. però una volta tanto nella mia vita, sapevo cosa era giusto fare.. Marzo è stato uno dei mesi più importanti.. perché ho conosciuto l’amore mio.. è incredibile cosa può succedere in una semplice nargiata.. :) e pensare che all’inizio non volevo avere niente a che fare con lui.. anzi.. volevo allontanarlo a tutti i costi.. a Pasquetta ci siamo conosciuti un po’ meglio ma pensavo che tutto poi sarebbe finita lì.. invece le cose andarono diversamente.. lui si prese il numero ed iniziammo a sentirci.. e devo dire meno male :) ad Aprile, una sera che non credo scorderò mai, uscimmo tutti insieme, e ricordo che diedi un bacio a stampo a Nicoletta.. allora l’amore mio scherzava facendo l’offeso..ed io non so che mi è venuto, l’ho preso e l’ho baciato :) ricordo che quella notte non riuscii a dormire.. sia per quel bacio, sia perché accanto a me c’era Nico che mi faceva morire dal ridere.. la mattina dopo ci siamo messi insieme..io molto scettica devo ammetterlo..lui però è stato testardo, e, devo ripeterlo..meno male :) a Maggio io inizio ad entrare in crisi per la matematica.. avevo una paura matta che quella serpe mi mettesse il debito ^^”.. allora l’amore mio si offrì di aiutarmi solo che quella volta rimase a piedi a metà strada con lo scooter e arrivò a casa mia tirando il filo dell’acceleratore ^^” poverino l’amore mio cosa gli ho fatto combinare :) beh fatto sta che nonostante si sia fatto in quattro per arrivare quel giorno non studiammo e il giorno dopo al compito di matematica presi 3 XD ihihihih scusa amore mio non ti ho dato manco soddisfazione.. ^^” XD.. a Giugno l’amore mio ha fatto 18 anni ed stata la prima volta che ho visto sua mamma e suo fratello ^^” mamma mia che imbarazzo quella sera… la figura che ho fatto con sua mamma poi è stata il massimo.. lui e suo cugino che mi prendevano in giro dicendo che sua mamma stava dietro di me ed io che ci cascavo.. alla fine sua mamma è uscita davvero ed io che non ci stavo credendo..poi mi sono girata piano piano, l’ho vista, mi è preso un colpo, ho fatto giusto un cenno con la mano e mi sono girata di nuovo XD XD XD e poi nella stessa sera al momento della torta io che volevo sotterrarmi, l’amore mio che corrompeva suo nipote per farmi chiamare zia, l’amico suo che si divertiva a peggiorare la situazione, Mattia e Simone che per solidarietà stavano in silenzio..alla fine arrivato il momento della foto io cercavo una via d’uscita per scappare ma purtroppo non ce n’erano.. :) chi si dimenticherà quella sera :) come regalo gli presi un peluche di papero che se schiacciavi la manina iniziava a russare XD.. poi ci fu il momento dei saluti con la classe del liceo.. quanto ho sofferto l’ultimo giorno.. in un lampo mi sono passati davanti due anni pieni di risate, paure, ansie e divertimento che porterò per sempre nel cuore.. A Luglio io andai per dieci giorni in Sardegna dai miei zii e sono stata malissimo.. sia perché non mi sentivo a mio agio e sia perché mi mancava l’amore mio.. e poi per andare da loro mi ero persa pure il concerto di Fabri Fibra ^^” ad Agosto ci furono parecchie date da ricordare.. il 5 agosto è stata santa Maria a Sandonaci e ho conosciuto i genitori dell’amore mio..  a il 6 agosto nacque la nipotina del’amore mio e quello stesso giorno lui superò l’esame della patente.. l’8 agosto iniziarono i giochi olimpici di Pechino che lo so che non se ne frega niente nessuno però volevo scriverlo…il 10 agosto mia sorella è venuta per una settimana a casa mia e ha conosciuto l’amore mio.. il 18 agosto è stato il mio compleanno dove sono stata a mare con l’amore mio, Luigi, Mattia.. ricordo che c’era un tramonto bellissimo.. e poi, tornata a casa, mio padre mi fece una sorpresa.. addobbò tutto il salotto coi palloncini e vennero gli amici di mio padre per festeggiare tutti insieme il mio compleanno…fu una bellissima sorpresa.. :) a Settembre ci furono gli esami integrativi e il primo giorno di scuola..ricordo che mio padre mi lasciò sola lì ^^” è stato traumatico non conoscevo nessuno, non sapevo dove andare.. poi una volta entrata in classe sono sta un genio a scegliere il posto perché avevo da una parte una ragazza pazza e dall’altra un ragazzo portatore di handicap ^^”.. a Ottobre il 5 mia sorella ha compiuto 30 anni e ad halloween per la prima volta ci siamo truccati e vestiti XD che bello XD XD a Novembre l’amore mio ne è uscito esaurito perché io a novembre non mi sopporto sola non dormo la notte il giorno sto nervosa XD sarà perché è il mese dei morti.. ^^” ed ecco arrivati a Dicembre.. anche questo è stato un mese pieno.. il 5 dicembre si è sposata una cugina di Fabio e sono stata invitata anch’io al matrimonio.. ho combinato le mani dell’amore mi piene di segni con le unghie perché c’erano delle ballerine che ballavano la danza del ventre e lui ogni volta che guardava gli davo un’unghiata ih ih ih XD poi l’8 è stato l’anniversari delle morte di mia madre.. non sono andata a cimitero..tanto è inutile… poi c’è stato Natale con la mia solita depressione.. il 26 c’è stato il battesimo della nipotina dell’amore mio.. ed oggi è l’ultimo dell’anno.. dopo aver fatto un riassunto di quest’anno l’ultima cosa che mi rimane da fare è augurarmi che il 2009  sia fantastico come questo 2008.. buone feste e buon 2009 a tutti! :)

    December 29

    Quello che non esiste adesso, qui, non ci sarà nemmeno dopo la morte

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    <<Loro credono che tutto ciò che si trova sulla Terra abbia un motivo per esistere>> aveva detto Aki una volta. <<Ogni cosa nell’universo ha uno scopo, non esistono mutazioni improvvise o imprevisti. A noi sembrano imprevisti solo perché non li comprendiamo. In pratica, all’uomo manca l’intelligenza per concepirli>>.

    <<Chissà se c’è un motivo per spiegare perché un neonato nasce anencefalo>> le avevo chiesto.

    <<E cosa sarebbe?>>

    <<Un bambino nato senza cervello. Oggi si sta pensando di trapiantare il loro cuore a neonati infetti da gravi problemi cardiaci. Ecco trovato un senso anche per questo, giusto?>>

    <<Mi sembra che le cose stiano in un modo un po’ diverso. Comprendere non significa mica utilizzare>>.

    Il viso di Aki era pallidissimo. L’anemia si stava aggravando.

    Come al solito le facevano delle trasfusioni e lei era rimasta quasi senza capelli.

    <<pensi che ci sia una spiegazione anche per la morte di una persona?>> le chiesi.

    <<Penso di sì>>.

    <<Se davvero c’è una ragione, uno scopo, come mai facciamo di tutto per evitarla?>>

    <<Perché noi non siamo ancora in grado di comprendere, ecco perché>>.

    <<Una volta abbiamo parlato del paradiso: non avevi detto che non credevi nell’altro mondo?>>

    <<Mi ricordo>>.

    <<Se la morte ha un senso, per essere coerenti dovrebbero esistere anche l’aldilà e il paradiso, no?>>

    <<Perché?>>

    <<Perché con la morte tutto finisce, e se non c’è un dopo allora non può essere che morire abbia un senso>>.

    Aki guardò fuori dalla finestra e rifletté sulle mie parole.

    La rocca bianca faceva capolino fra gli alberi della collina su cui volteggiavano nugoli di nibbi.

    All’improvviso Aki aprì la bocca. Parlava come se scegliesse le parole una ad una.

    <<Vedi, io penso che in ciò che c’è ora ci sia tutto. C’è tutto e non manca nulla. Per questo non vedo il bisogno di pregare un dio o di cercare l’aldilà o il paradiso: c’è già tutto. La cosa più importante è rendersene conto>>.

    Si fermò un momento.

    <<Quello che non esiste adesso, qui, non ci sarà nemmeno dopo la morte. Quello che c’è qui e adesso invece, continuerà ad esserci anche dopo. Non riesco a spiegarmi bene>>.

    Continuai io: <<L’amore che provo per te è qualcosa che c’è qui e adesso e continuerà a esserci anche dopo la morte, ecco>>

    <<Esatto>> annuì lei.

    <<Era quello che volevo dire. Ecco perché non c’è da essere tristi o da avere paura>>.

     

    Pagina tratta dal libro “Gridare amore dal centro del mondo” di Koychi Katayama

    December 26

    ironia natalizia :)

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    Anche questo Natale è passato.. voglio tranquillizzare chi magari leggendo l’intervento precedente si è preoccupato.. tranquilli è stato solo un piccolo sfogo ^^”.. quando accumuli per molto tempo alla fine in qualche modo devi scoppiare :) ma ora sto un po’ meglio.. oggi a pranzo sono stata a casa degli zii con i vari parenti.. cioè un terzo della mia famiglia Addams.. che vedo una volta all’anno se mi va bene :) Gli argomenti trattati nelle conversazioni sono stati devo dire molto allegri..: morti, incidenti stradali, malattie, anziani che danno i numeri..e poi naturalmente il pezzo forte di mio zio..: la chiesa! ..ihihihih :)..fosse per lui mollerebbe mia zia per mettersi con la statua della madonna..XD Poi a parte questi argomenti bellissimi ho potuto constatare grazie al bimbo di mia cugina come le persone all’arrivo di un bambino perdano letteralmente la testa..^^” per attirare l’attenzione del povero bimbo emettono versi mai sentiti che a volte mi chiedo pure come e facciano a emetterli ^^” poi, non contenti, iniziano anche a sbracciarsi, a muoversi nei modi più contorti, magari se c’è qualche musichetta ballano e battono pure le mani..^^” tutto questo casino.. per poi vedere che quel povero bimbo manco li pensa, anzi, continua a giocare come se niente fosse.. XD e ha fatto bene perché se si fosse reso conto di che cosa erano capaci i suoi parenti di sicuro si sarebbe chiesto: ma quisti cce sta passanu…?.. io provavo a immedesimarmi in quel bambino XD e cercavo di non ridere XD però devo dire che il migliore di tutti è stato mio padre XD perché non solo si è messo a fare versi a muoversi e a ballare…ad un certo punto si e messo pure a cantare!! E manco aveva bevuto quindi vi lascio immaginare.. XD boh chi lo sa magari quando avrò un bimbo io farò pure di peggio però ora analizzando quei comportamenti sono rimasta scioccata XD.. per il resto è andato abbastanza bene.. nel pomeriggio sono stata un po’ a casa dell’amore mio e la sera dopo essermi vista un po’ con Matti, Raffa e Ivana sono tornata a casa.. :) meno male che c’è stato l’amore mio se non fosse stato per lui chissà come sarei stata oggi..Cuore rosso

    ..Mi rendo conto di essere proprio strana ^^” ieri sera scrivendo piangevo e mandavo a quel paese mezzo mondo che ci mancava poi che scrivevo E vaffanculo a tutti!.. XD ..ed oggi ironizzo sulle mie disgrazie con il mio solito sarcasmo XD beh meno male che sono fatta così va :) meglio ridere che piangere :) ih ih XD beh ora chiudo questo intervento che domani mi devo alzare presto :) e mi raccomando se avete in famiglia qualche bimbo prima di uscire di testa per favore pensate a questo intervento XD buonanotte a tutti e auguri ancora di buone feste :)

    December 25

    sfogo della notte di Natale..

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    Ecco, anche quest’anno è arrivato Natale.. quanto odio questo periodo…non perché odi il Natale come festa.. ma perché mi mette una malinconia incredibile… il pranzo o la cena con tutti i parenti e amici, la tombolata la sera, l’odore del camino, il freddo, i dolci, le canzoni, le risate.. mi sembra un mondo lontano… e quindi visto che non faccio niente a Natale è normale che mi vengano in mente i brutti ricordi.. è normale che non riuscendo a distrarmi guardandomi intorno mi renda conto della desolazione e dell’enorme solitudine in cui mi trovo ormai da anni..se non da sempre.. ed io sinceramente mi sono stufata… sono stanca di illudermi continuamente che le cose prima o poi andranno meglio! Sono stufa di questo continuo e perpetuo silenzio di questa casa che mi martella ogni giorno e mi fa ricordare che all’appello manca qualcuno! Sono stufa di mio padre che non c’è mai e che quando c’è sta sempre al telefono..! anche in questi giorni quando io come una cretina mi faccio scrupoli per non lasciarlo solo quando lui è una vita che lo fa con me!.. sono stufa di mettercela tutta per cambiare le cose quando alla fine mi ritrovo sempre al punto di partenza!.. mi sono rotta di questa ansia e di queste mille paure che ho sempre! Avrei voglia di uscire e gridare Vaffanculo al mondo intero.. ma non lo faccio.. sempre per colpa di questo mio autocontrollo e di questo sangue freddo che mi ha sempre caratterizzato facendomi apparire insensibile, fredda, menefreghista.. beh allora una volta tanto al diavolo il mio autocontrollo! Che andassero a fanculo tutti quelli che la pensano così, tutti quelli che quindi non mi conoscono per niente, però parlano lo stesso..! vaffanculo a tutti quelli che se ne sono sempre fregati! Vaffanculo alle merde che hanno rovinato la mia vita..! vaffanculo a questo Natale!! Ecco..almeno un po’ mi sono sfogata..

    L’unica cosa bella di questo giorno è stata l’amore mio.. l’unica persona che si salva da questa merda.. spero almeno che lui e tutte le altre persone a cui tengo passino un bellissimo Natale..

    Scusate lo sfogo e..Buon Natale..

    December 13

    una delle poche cose giuste nella mia vita..

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    Saperti lontano mi fa star male.. inutile negarlo.. sono solo pochi giorni, lo so.. però ora ho modo di vedere la mia vita come se tu non ci fossi mai stato.. e guardandola da fuori, come se stessi guardando un film, sento che manca qualcosa.. il pezzo mancante che dà senso a tutto ciò che ho costruito fino ad ora.. di errori nella mia vita ne ho fatti tanti.. ho sempre fatto di testa mia, a volte azzeccando.. altre volte sbattendo il muso.. ma mi sono sempre rialzata cercando di imparare dagli errori.. ma non è sempre facile.. la mia vita è sempre stata un fiume che va nel senso opposto.. una stanza incasinata dove, per quanto tu ti possa sforzare, non riesci mai a mettere in ordine tutto,

    perché le cose sembrano spostarsi appena ti giri..

    Tu sei stato una delle poche cose giuste nella mia vita..

    e penso che se ora, dopo tanto tempo, posso guardarmi allo specchio

    ed essere fiera di me lo devo anche a te..

    hai creato la scintilla che mi ha permesso di ripartire da dove mi ero fermata...

    È appena scattata la mezzanotte.. 8 mesi.. sono stati talmente belli che ho paura che possa finire tutto da un momento all’altro.. non è paranoia.. è solo che quando rimani scottata perdendo una persona cara.. non riesci più a dare nulla per scontato.. vedi il mondo in un altro modo.. e ogni cosa è come la neve…per quanto bella possa essere.. può finire da un momento all’altro.. senza che tu possa farci niente.. ho paura che anche tu scompaia dalla mia vita da un momento all’altro.. che ci posso fare?.. nulla.. il destino non guarda in faccia nessuno.. però, comunque vada, io farò di tutto per non perderti.. bisogna lottare per ciò che si ama.. quindi visto che non si sa cosa ci riserva il futuro, meglio affrontarlo pensando che tutto si sistemerà, non per illudermi ma perché stavolta dovrà essere così.. e tutto ciò che si potrà fare per non perderti,

    io ti giuro amore mio.. lo farò.

                                                       

    Ti amo vita mia.. TI AMO..

    November 29

    ..sta passando novembre...

     
    November 13

    Non voglio andare..

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    Non me ne voglio andare…perché proprio adesso??...

    ..era l'ultima cosa che mi serviva stare lontano dalla vita di tutti i giorni...

    ..e stare lontana dall'amore mio era l'ultima cosa che volevo.. e per cosa poi.. per vedere come in vetrina la vita che avrei potuto vivere, le persone che ne avrebbero fatto parte, i posti dove avrei vissuto se i miei avessero deciso di restare lì... sicuramente sarebe stato bello.. avere una famiglia su cui contare e che ti vuole bene.. crescere avendo accanto una sorella..e chissà magari anche la mia mamma..

     invece le cose sono andate diversamente..sono state molto più difficili..

    e avevo sempre rimpianto di non essere nata e eresciuta lì..

    poi però da quando ho incontrao l'amore mio è cambiato tutto..

    se dovevo passare tutto quello che ho passato

    per poi incontrare una persona speciale come lui

    allora posso dire che ne è valsa la pena..e non rimpiango nulla

     non sono pentita di niente... mi dispiace solo di non avere parole abbastanza adeguate per descrivere quanto amo quel ragazzo..e non so come farei senza di lui.. oggi sono 7 mesi che stiamo insieme...7 mesi meravigliosi..

    Speriamo che questi giorni passino in fetta..

    ..in modo da poter tornare da te al più presto..

    Ti amo vita mia. Cuore rosso

    November 07

    basta con le lacrime..nn ne ho più

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    Ormai mi sono rotta…...basta con le lacrime..non ne ho più…

    inutile stare male per gli altri… puoi essere circondato di amici per tutta la vita

    ma in realtà siamo soli ed è da soli che dobbiamo imparare a vivere…

    anche con le sofferenze di questa strana vita…

    gli altri ci potranno sempre abbandonare ma noi non dobbiamo

    mai abbandonare noi stessi…

    alla fine riuscirò a crearmi una corazza talmente dura da non soffrire più per niente e nessuno…allora finalmente… riuscirò a far scivolare tutto...

    come l’acqua che passa attraverso le rocce…bagnandole solo da fuori…

    ma che pian piano le consuma…

    November 01

    la notte in cui camminano i morti

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    Non faceva affatto freddo, quella notte. Eppure la giornata era stata rigida, sembrava di essere tutto d’un tratto entrati in pieno inverno, a dispetto del calendario. Anche le previsioni meteorologiche avevano detto che su tutto il paese era in arrivo una perturbazione che avrebbe portato temperature molto al di sotto della media stagionale. Avevano anche fatto vedere la ricostruzione grafica delle correnti d’aria fredda che si addensavano minacciose. E invece, dannazione, quella sera la temperatura cambiò bruscamente.
    Mi ero messo il piumino pesante, quello che usavo la notte di Capodanno per andare a sparare i botti con gli amici, tanto per dire, e avevo caldo.
    La verità è che le stagioni non sono più quelle di una volta. Quando ero piccolo, e parlo di non più di trent’anni fa, le temperature seguivano il regolare corso della natura, come dovrebbe essere. Guardavi il calendario, era autunno, e faceva un tempo autunnale, se era inverno dovevi coprirti bene, e l’estate faceva caldo. Ditemi voi se adesso è lo stesso. Forse sono io che non riesco ad adattarmi, ma ormai non ci si può regolare. Un giorno è inverno e il giorno dopo c’è un sole che spacca le pietre, e magari tutto questo succede a dicembre. O addirittura, come quella sera, la temperatura cambia da un minuto all’altro.
    E se il freddo della giornata era stato innaturale, altrettanto lo era il caldo di quella sera. Senza il calendario a portata di mano non sarebbe stato possibile neanche tirare a indovinare quale stagione fosse, figuriamoci il giorno esatto. Per fortuna, a confortarmi nel caso avessi avuto un vuoto di memoria, c’era il calendario dell’orologio della macchina. Era la sera del 1 novembre.
    Uscii di casa poco dopo le undici e quaranta. Dovevo fare il turno di notte nel palazzo in cui lavoravo come custode, e avrei dovuto prendere servizio di lì a un’ora. Mi piace guidare di notte, o almeno mi piaceva farlo da ragazzo, poi purtroppo il lavoro durante il giorno ha cominciato a svuotarmi delle energie. Appena entrato in macchina, mi resi conto una volta di più che avevo fatto male a dar retta alle previsioni, e che con il piumino addosso avrei fatto una sauna. Non mi andava di fermarmi subito per togliermelo, così smanettai un po’ con la manopola del condizionamento per regolare la temperatura, ma il climatizzatore non diede segni di vita. Non era la prima volta che mi succedeva, perciò non ci feci caso, e mi limitai a ripetere per l’ennesima volta che alla prima occasione avrei cambiato quello scassone di macchina. La strada era vuota, sia di pedoni che di altre auto. C’è tanta gente superstiziosa che preferisce non andare in giro la notte dei Morti. Improvvisamente mi tornò alla memoria un giorno di una trentina di anni prima. Avevo forse dodici o tredici anni, e anche allora era la notte fra l’1 e il 2 novembre. Non solo, ma anche quella notte il termometro sembrava impazzito e faceva caldo come in estate.
    Insieme ad un paio di amici, ci eravamo messi in testa di passare la notte dei Morti in maniera diversa dal solito, così avevamo detto ai nostri rispettivi genitori che saremmo andati a dormire da uno di noi, che a sua volta aveva casa libera perché i suoi erano fuori città. Oggi la moda di Hallowen si è diffusa anche da noi, ma a quell’epoca ne sapevamo poco. Sapevamo solo che in America, la notte di Ognissanti i bambini si vestivano come a carnevale e andavano in giro a bussare alle porte. Noi ci limitammo a prendere spunto da questo, perché quello che volevamo fare era diverso. Abitavamo non lontano dal cimitero, e la nostra idea era quella di andare in giro con dei lenzuoli, o con le facce dipinte di bianco, come dei fantasmi, per spaventare i malcapitati che si trovavano a passare. Era un sabato sera, quindi non avevamo il problema di doverci alzare presto la mattina dopo. Coincidenza singolare, a cui feci caso solo guardando il display dell’orologio, anche quella sera era un sabato. Altra coincidenza, il palazzo in cui dovevo andare a lavorare era vicino al cimitero, anche se era stato costruito di recente. Il tragitto cominciava ad essere noioso, perciò scelsi un cd da quelli che tenevo in macchina e lo inserii nell’apposita fessura dello stereo. Immediatamente le note di un pezzo dei REM riempirono l’abitacolo.
    Poi sentii uno scatto. L’orologio del cruscotto adesso segnava tre zeri, e annunciava che era domenica. Era il 2 novembre. Nello stesso momento, lo stereo smise di suonare, il lettore cd si spense e sputò fuori il cd. Ci soffiai sopra e lo inserii di nuovo. Schiacciai Play, ma il cd uscì di nuovo fuori. Scelsi un cd di Michael Jackson e lo inserii nello stereo. Stessa storia. Presi dal mucchio un altro cd e lo inserii. Niente. Evidentemente la macchina non era l’unica cosa da buttare. Aprii il cassetto portaoggetti e scelsi una delle cassette che avevo lì. Ne scelsi una degli Aerosmith e la inserii nell’autoradio. Solo dopo due minuti mi resi conto che ancora non aveva emesso alcun suono. Mandai avanti veloce, ma era come se avessi inserito una cassetta vergine. Semplice, pensai, a forza di stare lì dentro si è smagnetizzata. Ne ebbi la conferma con una seconda cassetta, dei GN’R. Mi fermai per cercarne una che fosse rimasta intatta. Trovai una compilation dei Beatles che sembrava in buone condizioni. La azionai e finalmente lo stereo tornò a trasmettere musica. Di pessima qualità, però. Non per la musica dei Beatles, intendiamoci, ma proprio per il suono. Erano più i fruscii che le note, sembrava una registrazione d’epoca. Non potei resistere a lungo a quello strazio, così tolsi la cassetta e accesi la radio. La mia stazione preferita era saltata. Attivai la ricerca automatica delle frequenze. Teoricamente, in pochi secondi avrei dovuto trovare una stazione. Invece niente, e quando abbassai lo sguardo sul display mi accorsi che correva a velocità folle dagli 87.5 ai 108 MHz senza trovare una sola stazione. Non sapevo se ridere o piangere, era impossibile che fossero saltate tutte le radio
    ‘Proviamo con l’AM’ mi dissi, e disattivai la modulazione di frequenza. L’AM funzionava e stava trasmettendo Ruby Tuesday dei Rolling Stones. La ascoltai per un po’, poi cercai altrove. Su un’altra stazione c’era Bob Dylan, con Mr. Tambourine Man ”Let me forget about today until tomorrow”
    Non potei fare a meno di pensare che erano dischi in classifica tanti anni prima, forse anche quella fatidica sera in cui avevamo deciso di vestirci da spettri.
    ‘ Ma che è, una serata revival?’ reagii infastidito, e azionai di nuovo la ricerca automatica. Sembrava ci fossero solo tre canali, e il terzo trasmetteva quello che sembrava un notiziario, ma mi accorsi subito che c’era qualcosa di strano ‘ Questa mattina il presidente degli Stati Uniti d’America, in visita a Nuova York ha parlato dell’intervento in Vietnam, rassicurando la folla accorsa ad assistere al suo discorso. Intanto, la polizia disperdeva i numerosi manifestanti pacifisti i quali…’spensi immediatamente, infastidito dalla voce metallica del cronista, più che dalle parole. Probabilmente trasmettevano documenti d’epoca. Provai a cercare manualmente una stazione, ma appena la toccai, la radio si spense. E immediatamente dopo anche la macchina.
    Così, senza preavviso, senza che si illuminasse una qualche spia rossa o qualcosa del genere. Semplicemente si spensero motore e quadro di comando, come se qualcuno avesse staccato i fili. Ero fermo in mezzo alla strada deserta. Provai a rimettere in moto, ma né motore né batteria diedero segni di vita, come se non esistessero. Presi il cellulare, ma ovviamente non c’era campo, e appena lo toccai per provare a fare una chiamata d’emergenza, la batteria si scaricò e il display si spense. Non potei far altro che scendere dalla macchina. Aprii il cofano, dentro sembrava tutto a posto, ma io di motori non ci capisco un’acca.
    Comunque c’era poco da capire, la macchina mi aveva abbandonato e dovevo farmela a piedi. Non doveva mancare molto, ma non riuscivo ad orientarmi bene perché quella strada, di notte, sembrava diversa. Non c’erano molti lampioni, e così le case, i cartelli, il paesaggio, insomma tutte quelle cose che potevo prendere come punti di riferimento, erano inghiottite dalle tenebre. Salii sul marciapiede e mi incamminai sul sentiero alberato, di cui non vedevo l’inizio né la fine, ma solo il breve paesaggio cui passavo affianco, e che mi sembrava tutto uguale. Non è così anche la vita?Proseguii per non so quanti minuti. Anche se non riuscivo ad orientarmi, dovevo essere ormai arrivato. Non c’era possibilità di sbagliare, da casa mia al lavoro bisognava percorrere un’unica strada dritta, senza mai abbandonarla, e mi trovavo subito nel parcheggio. Invece ero in strada ormai da mezz’ora e non ero ancora arrivato. Era troppo buio per guardare l’orologio, ma doveva essere mezzanotte e un quarto, forse la mezza. Più o meno l’ora in cui, tanti anni prima, i miei amici ed io avevamo terminato di spalmarci la faccia di bianco, di passarci il nero sotto gli occhi e vestirci con dei sacchi che dovevano occultare le nostre fattezze. Ci eravamo guardati nello specchio e quasi eravamo morti di paura. Sembravamo davvero degli spettri come si vedevano nei fumetti di paura che qualcuno faceva girare a scuola, o come in certi film americani che andavamo a vedere al cinema, di nascosto. Ma i trucchi di quei film erano meno riusciti di quelli che avevamo escogitato noi, o almeno era la nostra impressione. Uscimmo fuori, correndo da un lato all’altro della strada deserta, lanciando urla e agitando le torce elettriche che tenevamo sotto i vestiti e che contribuivano a circondarci di luce. Passarono solo un paio di auto, e noi ragazzi ci divertivamo ad attraversare la strada all’improvviso mentre i fari delle auto illuminavano le nostre spaventose fattezze. Più di un’auto rischiò di sbandare e finire fuori strada. Il divertimento però non era come l’avevamo previsto. Spaventare gli automobilisti non dava soddisfazione, non potevamo goderci le reazioni e in più rischiavamo di venire investiti. Ci eravamo conciati in quel modo perché volevamo spaventare i passanti, ma purtroppo si era fatto tardi, e a piedi non passava più nessuno.
    Non mi ricordo chi di noi, forse proprio io, propose di andare a suonare alle porte delle case, farsi aprire e spaventare la gente. In quella zona non c’erano tanti condomini, la maggior parte degli edifici erano case isolate, a due piani, con l’ingresso direttamente sulla strada. In alcune case, le luci erano ancora accese. Decidemmo di separarci e dividerci l’isolato in quattro zone di appartenenza, quanti eravamo. Avremmo dovuto suonare e farci aprire, o almeno spingere le persone ad affacciarsi alla finestra e osservare la loro reazione quando ci vedevano. Se si spaventavano, era un punto, se si limitavano ad aprire e guardarci, mezzo punto. Non c’era un giudice, facevamo affidamento sulla nostra buona fede. In palio per chi faceva più punti c’era una squadra del Subbuteo pagata dagli altri tre
    - Io quella zona non la voglio- dissi immediatamente, dopo esserci suddivisi l’isolato
    - Una zona vale l’altra- ribatterono gli altri –hanno tutte lo stesso numero di case-
    - Sì, ma nella mia c’è…- quasi mi vergognavo a continuare la frase. Gli altri avevano capito, e se la ridevano
    - Dì un po’, non avrai mica paura dell’Orco?-
    L’Orco, lo avevamo soprannominato così quando eravamo più piccoli, era un uomo di età indefinibile, forse sui quaranta, forse sui cinquant’anni, che abitava in una di quelle case. Lo chiamavamo così perché era grosso, curvo, peloso e spaventava i bambini. Non parlava con nessuno, si diceva che bevesse e le nostre mamme ci raccomandavano di stare attenti quando giocavamo lì vicino
    - Non è che ho paura- ribattei –solo che se mia madre sa che sono andato da quello…-
    - E tu non glielo dire-
    - Una volta sono andato da lui- disse Claudio, con il suo fare da adulto –per una raccolta della chiesa. È stato molto gentile-
    Non ci credevo, lo diceva per darsi arie, ma non potevo passare per codardo. Così accettai.
    Diedi un taglio ai ricordi. Mentre ricostruivo quelle scene di trent’anni prima avevo di nuovo perso la cognizione del tempo. E non ero ancora arrivato a destinazione. All’improvviso qualcosa ruppe il silenzio della strada. Un vago suono il lontananza che si faceva via via più distinto superando gli alberi.
    Era una canzone. Una vecchia canzone. Una voce suadente, una chitarra in sottofondo.
    Era Elvis, senza dubbio. E qualche secondo più tardi riconobbi anche la canzone, Don’t be cruel. Le coincidenze cominciavano ad essere troppe.
    Già, perché anche quella notte di tanti anni prima avevo sentito risuonare quella stessa canzone. Dalla casa dell’Orco.
    Quindi era in casa ed era sveglio, avevo pensato, avvicinandomi al cancello. I miei amici erano già spariti dietro l’angolo e io cominciavo a sudare freddo, tanto che temevo che il trucco cominciasse a sciogliersi. La canzone di Elvis da un trentatré giri continuava a suonare senza soluzione di continuità. Suonai il campanello e attesi un minuto abbondante, ma l’Orco non venne ad aprire. Forse la musica copriva il suono del campanello, o forse stava dormendo. Ero tentato di andarmene, e mi allontanai di qualche passo. Ma poi mi tornò in mente la squadra del Subbuteo. Ci tenevo troppo, e se l’avessi persa per un solo punto e per colpa della mia vigliaccheria non me lo sarei perdonato. Così tornai indietro e suonai di nuovo al citofono. Non rispose nessuno, ma mi accorsi che il cancello non era chiuso bene. Mi feci coraggio, lo aprii e mi incamminai nel breve vialetto che portava alla casa. La porta era chiusa, suonai al secondo campanello e bussai sul legno della porta. Stavolta mi aveva sentito, prima ancora che dai passi me ne accorsi perché il volume della canzone era stato bruscamente abbassato.
    La porta si aprì lentamente, come nei film dell’orrore, accompagnata da un lugubre cigolio.
    Io mi ero preparato per urlare e far saltare di paura l’Orco, ma fu tutto vano perché lui, dopo aver fatto scattare la serratura della porta, si voltò immediatamente per rientrare in casa, e non mi degnò neanche di uno sguardo.
    Rimasi come un ebete sulla soglia, ad osservare la schiena dell’Orco, che camminava chino, sbilenco, con una bottiglia di birra quasi vuota che gli penzolava dalla mano
    - Entra, che aspetti?- mi disse, come se attendesse la mia visita. E rientrò nella stanza da cui proveniva la musica.
    Mi decisi a seguirlo. Mi fermai un attimo prima di entrare nella stanza, mi sforzai di assumere un’aria truce ma era impossibile. Come si fa a mettere paura quando si è terrorizzati?
    Pensai di nuovo alla squadra del Subbuteo, volevo il Venezia, che era quello con più colori. E avrei insistito perché il mio punteggio valesse doppio, visto che ero entrato in casa dell’Orco.
    Forte di questo pensiero, spiccai un salto ed entrai nella stanza
    - Buu- urlai all’indirizzo dell’Orco.
    Lui mi guardò severo. Aveva i capelli mossi e lunghi, il viso faceva pensare ad un leone, era ispido per la barba di tre o quattro giorni. Non mosse un muscolo, continuò a guardarmi per quella che mi sembrò un’eternità. E poi scoppiò a ridere.
    Fu una risata agghiacciante, improvvisa, che sembrava scuotergli le viscere, come un ruggito
    - Come ti sei conciato, ragazzino?- disse, cercando di riprendersi dall’ilarità.
    Non sapevo che dire. Addio squadra del Subbuteo, pensai. Ma forse, se avessi preso qualcosa dalla casa per dimostrare ai miei amici che ero davvero entrato, potevo avere ancora qualche possibilità. Mi guardai intorno. La casa era immersa nell’oscurità, l’unica fonte di luce era una abat-jour di pochi watt, che diffondeva una luce gialla e sporca. Lui era spaparanzato sul divano, con addosso dei pantaloni di una tuta da lavoro e una camicia a scacchi da boscaiolo, sudicia, e mi osservava incuriosito. Poi vidi quello che c’era sul divano. In un primo momento non me ne ero accorto perché era mezzo infilato nella fessura del bracciolo, ma non c’era dubbio, era il primo numero di Diabolik. Il primo numero originale di Diabolik. Nonostante fosse di appena una decina di anni prima, era introvabile e valeva una fortuna. Se lo avessi avuto sarei stato ricco. Altro che una squadra, potevo comprarmi tutto il campionato di Subbuteo.
    L’Orco seguì il mio sguardo e sembrò leggermi nel pensiero. Prese l’albo e lo sfogliò simulando voluttà
    - Bello, vero? L’ho trovato proprio oggi in cantina, non ricordavo neanche di averlo. Io non so che farmene, potrei anche regalartelo- mi guardò –non ti piacerebbe?-
    - Sì, signore- riuscii a dire, con la bocca secca
    - Cos’è, hai paura? Su, avvicinati. Se sei un bravo ragazzo posso anche regalartelo-
    Non sapevo cosa fare, ma la tentazione era troppo forte. Mi avvicinai con gli occhi fissi sull’albo. Non poteva essere rimasto in cantina per tanti anni come aveva detto lui, era in ottime condizioni.
    E allora capii che lui mi aveva visto arrivare dalla finestra, e si era preparato. Mi guardava con gli occhi iniettati di sangue e infossati nella faccia, e con un’espressione che non avrei mai dimenticato. Sembrava seduto comodamente, con un braccio a penzoloni oltre la spalliera del divano.
    Lo anticipai, quando alzò di scatto il braccio. Nella mano stringeva un bavaglio. Avevo già intuito che c’era qualcosa di strano.
    Mi misi a urlare e corsi fuori dalla casa, senza che l’Orco potesse raggiungermi. Così era finita quella notte di tanti anni fa.
    Adesso, a trenta e passa anni di distanza, mi trovavo di nuovo da solo nella notte del 2 novembre, la notte in cui i morti tornano a vagare sulla Terra, secondo le tradizioni popolari. E di nuovo mi ritrovavo a sentire le note di quella canzone di Elvis che, a giudicare dalla qualità del suono, non sembravano provenire da un impianto hi-fi ma da un vecchio giradischi. Finalmente, dopo il suono, vidi la prima luce da parecchi minuti a quella parte. Era una lampada alogena sopra il portoncino d’ingresso di una casa, rischiarava solo il piccolo porticato, che mi era sorprendentemente familiare. Un debole raggio della lampada arrivava anche a rischiarare la targa con il numero civico e il nome della via.
    Mi chinai per leggere, e sobbalzai. La via era quella in cui lavoravo, ed il numero civico era proprio quello del palazzo in cui facevo il custode. Ma il palazzo non era quello, al suo posto c’era una palazzina di due piani, con ingresso sulla strada. La riconobbi. Non c’era dubbio, era la casa dell’Orco.
    Ma non era possibile, io dopo quella notte lo avevo denunciato, lui era stato arrestato, e poi aveva lasciato la città, la casa era stata abbattuta e al suo posto, ironia della sorte, era sorto il palazzo in cui anni dopo sarei andato a lavorare. Avevo anche assistito alla demolizione di quella casa.
    O no?
    Sentivo la testa che mi scoppiava, i ricordi si accavallavano a spezzoni di sogni e incubi, che acquistavano la vividezza di vita vissuta o di film che avevo visto. In quel momento non avrei potuto dare niente per certo, ero assalito dal dubbio di essermi inventato tutto. E per tutto intendo anche la mia stessa vita.
    Toccai il cancello. Era freddo e umido come quella sera. E come quella sera era aperto. Lo spinsi ed attraversai il breve vialetto ghiaioso. Arrivai alla porta, la stessa porta di legno rinforzato agli angoli. Suonai il campanello. Sentii la voce di Elvis che si faceva più soffusa, poi lo scatto della porta. Girò sui cardini con lentezza esasperante, accompagnata da un cigolio
    - Entra, che aspetti?- disse una voce pastosa.
    L’uomo che aveva aperto la porta non mi aveva neanche guardato. Mi aveva voltato le spalle e si incamminava nella stanza da cui proveniva la musica. L’uomo era curvo, con folti capelli grigi, e dalla mano pendeva una bottiglia di birra quasi vuota.
    Non riuscivo a formulare un pensiero compiuto. Entrai e lo raggiunsi. Non lasciai che si sedesse. Lo strattonai perché si voltasse a guardarmi.
    Era lui. Invecchiato di trent’anni, ma era lui senza dubbio, la stessa faccia rincagnata, la fronte bassa, il portamento da rapace
    - Ehi, e tu chi sei? Non era te che stavo aspettando- sentii che diceva, ma le sue parole mi rimbalzavano addosso senza che riuscissi a connettere.
    A patto che potesse essere ancora vivo, non poteva, non doveva abitare lì, in quella casa, che era stata abbattuta tanto tempo prima.
    Ma in una frazione di secondo tutti i miei dubbi si sciolsero e finalmente capii.

    Capii
    - Sono venuto a prenderti- gli dissi, fissandolo negli occhi da felino ferito –è giunta la tua ora, finalmente. Ti starai chiedendo chi sono. Eppure mi conosci, anche se mi hai visto quando avevo appena dodici anni o giù di lì. Sono diventato grande, o meglio, sarei diventato grande se tu non mi avessi ucciso-
    Sbarrò gli occhi, si guardò velocemente intorno alla ricerca di una via di uscita. Non ne aveva, e provò a gridare. Dalla gola gli uscì solo un rantolo, seguito da un fiotto di bava. I muscoli si irrigidirono, la bottiglia di birra cadde a terra in mille pezzi.
    E poi cadde a terra anche lui, cercando di slacciarsi la camicia a quadri per respirare, ma inutilmente. Attacco di cuore, la causa di morte più diffusa.
    Mi ci erano voluti trent’anni, ma alla fine l’avevo terrorizzato. Aspettai che esalasse l’ultimo respiro, poi uscii e c’era la luce, era tutto azzurro, luminoso, e anche la mia mente si schiarì. Quella sera di tanti anni prima non ero riuscito a scappare. Quell’uomo mi aveva afferrato e imbavagliato.
    Il mio corpo non era mai stato trovato, la mia anima non aveva trovato pace. Mi ero così convinto di essere vivo, di essere fuggito, e mi ero costruito una vita immaginaria, mi ero inventato che lui era stato smascherato, e avevo proseguito nell’immaginarmi quella esistenza che non avevo potuto vivere e che era andata avanti finché non era scoccata l’ultima ora per l’Orco, quando tutta la mia vita sognata era andata in frantumi e il mio mondo parallelo si era di nuovo incrociato con quello reale. Corsi e ricorsi. La Morte aveva deciso di sorprenderlo, e di mandarmi ad annunciarla, proprio nella notte del 2 novembre, la notte in cui morti tornano a vivere, la notte in cui aveva compiuto una delle sue tante efferatezze, la notte in cui ero la Morte. La notte in cui, tanti anni prima, ero morto.

    October 31

    Buon Halloween: il fantasma di Nardò

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    Dicono che questa sia una notte magica…

     

     

     

     


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    ..notte di streghe..e di fantasmi..

     

     

     

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    ..che ogni tanto lasciano il loro mondo per ritornare nel nostro…

     

    Il fantasma di Nardò

    Credo sia capitato a tutti di sentir parlare di questo particolare tipo di fantasma, che più di qualche volta ha fatto delle comparse in giro per il mondo (celebre il caso di Montpellier in Francia nel 1981). Di solito questa entità si manifestava sui cigli delle strade come un semplice autostoppista, una volta trovato un passaggio spesso dava indicazioni all’automobilista sui pericoli della strada percorsa, e poi di colpo svaniva nel nulla. Nel Salento, anni fa, è capitato un caso simile ma, a parer mio, assolutamente clamoroso, per una serie di ragioni. Eccolo qui:

    Una sera di fine estate un ragazzo (non sono riuscito, purtroppo, a risalire ai nomi dei protagonisti del fatto) si trovava in un disco pub locale, il Rio Bo. Verso la fine della serata, a notte fonda, inizia a piovere intensamente, il classico violento temporale estivo. Proprio mentre pioveva, questo ragazzo decide di tornare a casa. Sale in macchina e, mentre usciva dal parcheggio del locale, vede una ragazza davvero carina, ferma sotto la pioggia. Le si avvicina, abbassa il finestrino e le chiede:
    - Qualcosa non va?
    Lei risponde che è tutto ok, ma che ha un problema: la sua macchina non va, ed ha bisogno di un passaggio per tornare a casa.
    - Di dove sei? - le chiede il ragazzo
    - di Nardò (una cittadina salentina, nda) - risponde lei.
    - Che coincidenza, anch’io! Allora ti do io un passaggio a casa.
    - Grazie!
    Si mettono in macchina diretti verso casa; chiacchierano, ridono e scherzano, la ragazza, oltre che carina, è anche simpatica. Chiacchierando chiacchierando, arrivano in prossimità della loro città.
    - Dove abiti? Da che parte devo andare? - le chiede lui
    - Prendi la vecchia strada, abito nelle vicinanze del cimitero.
    Fuori continuava a piovere. Il ragazzo guidava tranquillo, aguzzando gli occhi nell’acquazzone per vedere meglio la strada, battuta da una pioggia incessante e violenta. Proprio mentre passavano di fronte al cimitero, lei lo guarda e dice:
    - Fermati qui, sono arrivata.
    Sulle prime il ragazzo pensò che quella ragazza abitasse in una delle villette sparse che ci sono nelle vicinanze del cimitero, com’era logico pensare.
    - Dai, dimmi dov’è casa tua che ti ci lascio proprio sotto, almeno non ti bagni…
    - No - replica lei - non preoccuparti, casa mia è proprio qui vicino.
    - Niente da fare, non mi va di lasciarti andare sotto questa pioggia! - insiste il ragazzo
    - Ti ho già detto di non preoccuparti - replica lei - tanto è qui.
    Dopo un'altra breve insistenza, il ragazzo si arrende. Lei scende. Non appena chiude lo sportello, lui si accorge che c’è qualcosa sul sedile passeggero: una piccola agendina. Subito si precipita fuori dalla macchina per restituire l’oggetto alla ragazza che, come ho già detto, era appena scesa dall’auto. Ma era sparita. Il ragazzo guardò in tutte le direzioni, ma di lei nemmeno la traccia. Anche se si fosse messa a correre, avrebbe dovuto essere ancora in vista, e comunque non avrebbe avuto il tempo di allontanarsi un granché dall’auto, dato che il ragazzo era sceso appena dopo di lei. Invece niente, sembrava essere svanita nella pioggia. Un po’ stupito il ragazzo torna in macchina e guarda l’agendina che, probabilmente, era caduta alla ragazza senza che lei se ne rendesse conto. Sulla prima pagina erano segnati nome ed indirizzo, nelle apposite caselle che tutte le agende hanno alla prima pagina. Siccome era un ragazzo gentile ed aveva anche voglia di rivedere quella bella ragazza, pensò di compiere un gesto gentile e di andare a casa di lei per restituire l’agendina.
    - Lo farò domani, ovviamente, visto che ora è molto tardi - pensò, e così se ne torna a casa.
    La mattina successiva si accinge a compiere quanto aveva stabilito. Si mette in macchina e con sorpresa nota che, secondo l’indirizzo riportato sull’agendina, la casa della ragazza era situata ben lontano dal cimitero. Allora pensò che probabilmente si era fatta lasciare lì per qualche altro motivo; magari lì vicino abitava qualche suo parente, o qualche amica…
    Giunto a casa della ragazza, dopo aver controllato che l’indirizzo fosse proprio quello giusto, suona il campanello. Ad aprire la porta è un’anziana signora, sicuramente la madre della ragazza.
    - Buongiorno, signora - si presenta il ragazzo - ieri sera ho dato un passaggio a, credo, vostra figlia. L’ho incontrata al Rio Bo, mi ha detto che la sua macchina era rotta; mi dispiaceva lasciarla sotto la pioggia e così l’ho accompagnata in città.
    - È sicuro di non aver sbagliato indirizzo, giovanotto? - chiede la donna
    - Assolutamente sì, signora, questo è l’indirizzo segnato sull’agendina che sua figlia ha dimenticato nella mia macchina.
    Così dicendo mostra l’agendina alla donna, che impallidisce spaventosamente. Prende l’agendina in mano e, con le lacrime agli occhi, dice al giovane di entrare.
    - Qualcosa non va, signora? - chiede il ragazzo, un po’ spaesato.
    La donna, piangendo, gli mostra una fotografia della figlia.
    - E’ lei? - riesce a chiedere, tra i singhiozzi.
    - Sì. È lei, certo.
    - Oddio, Dio mio… Gesù mio… - inizia a pregare la signora, piangendo a dirotto.
    - Cosa c’è, signora?
    Tra le lacrime, la donna riesce a balbettare una frase:
    - La ragazza nella foto è veramente mia figlia… ma tu non puoi averla accompagnata a casa, non è possibile…
    - Per la verità non l’ho accompagnata qui, signora, ma vicino al cimitero. Mi ha chiesto di lasciarla lì.
    - Ho capito - dice la donna, piangendo - E sai perché? Perché mia figlia è morta, dieci anni fa!
    - Non è possibile, signora. L’ho vista ieri, e l’agendina che mi ha lasciato è qui, davanti a lei.
    - No, figliolo. Questa agendina è uno degli oggetti che abbiamo sepolto assieme a lei (non so nel resto d’Italia, ma nel Salento si usa seppellire, assieme ai morti, alcuni degli oggetti a loro più cari, nda).
    Lo shock del ragazzo fu terribile. Da quel giorno iniziò ad avere seri problemi mentali, diventò quasi pazzo; l’immagine di lei lo ossessionava.

    Ecco quindi un caso di fantasma autostoppista. Solo che, a differenza che negli altri casi finora noti, la ragazza non è sparita di colpo, ma ha chiesto di essere lasciata vicino al cimitero, a “casa” sua, quindi. E lì è scesa ed è sparita dalla vista. Ma è davvero possibile che la ragazza, o la sua anima, sia veramente uscita dalla tomba, assieme a un oggetto (l’agendina) che era stato sepolto insieme a lei? Si potrebbe pensare a un caso di allucinazione o ad una coincidenza se, dopo quest’episodio, non fosse accaduto un altro fatto straordinario. Non conosco gli usi funerari nel resto d’Italia, ma nel Salento si usa riesumare i cadaveri dopo dieci anni dalla loro morte. Il corpo, che dopo dieci anni si è completamente decomposto, non esiste più, ma restano le ossa, che vengono trasferite in un nuovo loculo. Dopo il fatto che vi ho raccontato, si è proceduto all’esumazione del corpo della ragazza. Era presente anche il ragazzo protagonista dell’episodio. Ebbene il corpo, dopo 10 anni, non era decomposto, ma perfettamente intatto, così come l’avevano seppellito. Inoltre il ragazzo riconobbe i vestiti che la ragazza aveva indosso quella sera del passaggio. Gli stessi vestiti con cui era stata sepolta. E, naturalmente, tra gli oggetti che erano stati deposti nella bara della ragazza, mancava l’agendina. Che la madre ha poi rimesso al suo posto.
    Questo è un caso assolutamente clamoroso secondo me, soprattutto per la presenza di quell’agendina, una prova tangibile dell’avvenuto fenomeno straordinario. Ma anche il fatto che il corpo, dopo 10 anni dalla morte, sia rimasto completamente intatto è altrettanto incredibile. Che cosa può essere successo? Forse l’anima della ragazza aveva voglia di parlare con qualcuno, qualcuno della sua età, un giovane come lei. Ma perché il corpo era intatto? Non poteva essere intatto. Che la ragazza sia uscita dal suo sepolcro assieme al corpo? E l’agendina? La ragazza l’ha dimenticata in macchina volontariamente o davvero le è caduta? Domande destinate a restare senza risposta.
    Un fatto, questo, assolutamente straordinario e commovente, che ci fa capire, una volta di più, la presenza di mondi invisibili attorno a noi. E che ci da la consapevolezza, assieme a tanti altri casi, che chi se ne va da questo mondo non scompare nel nulla, ma resta vicino a noi.

    Per buona pace degli scettici e di chi non crede in nulla.

     

     

     

    October 23

    riflessi di vita

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    A volte è solo grazie al buio se si possono scorgere

     quei riflessi di vita che vale la pena vivere

    ma che alla luce del sole

    ci sembrano insignificanti.