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    March 11

    Trovato scheletro di una "Donna Vampiro"


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    Per la festa della donna gli archeologi regalano una straordinaria scoperta: portano alla luce i resti di uno scheletro femminile probabilmente appartenente ad una Donna Vampiro. “È stato ritrovato con un mattone in bocca come fosse stata ‘impalata’ (il termine si usa anche in questo caso) per impedire ogni movimento alle mandibole. Il corpo ritrovato ha permesso così agli studiosi di ipotizzare che, stante le usanze indotte dalla superstizione medioevale (il periodo dovrebbe essere compreso fra ’400 e ’500), potesse trattarsi di una cosiddetta ‘donna vampiro’ ” - ci confida la soprintendente al telefono. Ma a fare la scoperta è il team di Matteo Borrini, docente del dipartimento di Scienze antiche dell’Università di Firenze, esperto di archeologia forense e antropologia fisica, che dalla fine dal 2006 ha condotto una serie di scavi e approfondimenti con un gruppetto di ricercatori tra i quali la sezione veneziana dei Gruppi archeologici d’Italia e altre organizzazioni di settore. “Non sarebbe male che ora ci arrivassero anche un po’ di fondi per continuare” - ci sottolinea un po’ preoccupato per il futuro non tanto roseo. Proprio in questi giorni, dopo aver illustrato la sua ricerca nel maggio scorso in un convegno di settore a Firenze, Borrini ha presentato il suo studio a Denver, negli Stati Uniti, durante i lavori dell’American Academy of Forensic Sciences. “L’idea che questa donna fosse una vampira - precisa Borrini - è probabilmente dovuta alle fasi di decomposizione del cadavere che, all’occhio dei becchini del tempo che riempivano le fosse comuni dei morti appestati, continuava ad avere una propria fattezza umana. La decomposizione provoca nella salma una serie di trasformazioni: i gas contenuti in corpo gonfiano l’addome; la pressione di essi, assieme all’effetto della macerazione delle carni e degli organi interni, provocano delle emorragie che, di conseguenza, comportano delle fuoriuscite di sangue dal naso e dalla bocca”. “Ed è a questo punto - riasssume il professore - che nasce e si sostanzia la “leggenda”. Questa donna, con ogni probabilità, risultava non decomposta nella tremenda fase dell’inumazione dei cadaveri degli appestati, tanto che nei seppellitori deve essersi venuta a creare la consapevolezza che, proprio il suo gonfiore, fosse dovuto al fatto che “bevesse” e si nutrisse del sangue degli altri morti. Ed ecco quindi che a poco a poco si è venuta a creare la figura dei “non morti” ovvero dei vampiri che, dopo essersi nutriti del sangue altrui, sarebbero potuti uscire fuori dalla tomba e contagiare con la peste altre persone”. E quindi il mattone in bocca doveva servire per mettere a freno psicosi collettive che avrebbero potuto traumatizzare ancor di più la gente già condannata o terrorizzata dalla peste. “Per questo - conclude Matteo Borrini - gli addetti alla sepoltura degli appestati inserivano un mattone nella bocca di questi morti “sospetti”, in modo che non potessero più riaprirla”. Non è solo una questione scientifica, ma anche antropologica. “Nell’Europa del XVII secolo - esordisce il professore - era diffusa la credenza che ci fosse uno stretto rapporto tra epidemie e vampiri, e in particolare tra pestilenza e un tipo di vampiro, il “nachzehrer” ovvero il masticatore di sudario, o divoratore della notte, “apparso” per la prima volta in Polonia attorno al Trecento. In sostanza si credeva che la salma, avvolta nel sudario, fosse in realtà ancora vivente, perchè “masticava” le parti del tessuto usato per la sepoltura in corrispondenza della bocca, per poter così succhiare il sangue altrui. É evidente che tutto ciò era dovuto invece esclusivamente agli acidi sprigionati dalla decomposizione”. Dopo queste affermazioni possiamo raggrellarci perchè viene fatta giustizia. Il gentil sesso ha dovuto per secoli soccombere alle dottrine ecclesiastiche che si sono mescolate con fantasticherie le più assurde.

    March 06

    Armin Meiweis “Il cannibale di Rotenburg”

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    Armin Meiweis “Il cannibale di Rotenburg”

     Il profilo che vi presento credetemi, nonostante le vittima sia una soltanto, è davvero raccapricciante! Ma iniziamo dal principio. Il Serial Killer è Armin Meiweis, la vittima Bernd-Juergen Brandes ingegnere berlinese di 43 anni. I due si erano conosciuti, tramite un annuncio di Meiweis inserito su Internet nella quale cercava candidati disposti a farsi macellare e poi mangiare. Il seguito sembra la sceneggiatura di un nuovo film su Hannibal Lecter. La notte fra il 9 e 10 Marzo 2001, in una soffitta predisposta per il crimine della sua villa abbandonata con 42 stanze a Rotenburg (Asia dell'est) si compie il delitto. Dopo che l'ospite venuto da Berlino aveva ingerito 20 tranquillanti e bevuto una bottiglia di alcool, il carnefice gli taglia il pene e assieme a lui se lo mangia. Dieci ore dopo, di notte, dopo che la vittima perde coscienza per la forte perdita di sangue, gli taglia la gola e lo fa a pezzi. Quindi mette le parti del corpo sezionate in buste di plastica e le surgela. Col tempo le ha divorate pezzo dopo pezzo. «Ogni volta che mangiavo una parte di carne - ha riferito Meiwes - mi ricordavo di lui. È stato come fare la comunione». Una videocamera tenuta accesa la sera del delitto ha filmato passo dopo passo tutte le scene dell'orrore. La pellicola è stata mostrata, a porte chiuse, come materiale di prova all’udienza del processo. Durante l’assassinio Meiwes ha detto di avere provato «al contempo odio, rabbia e felicità». «Lo smembramento del corpo mi ha divertito, il momento dell'uccisione è stato terribile». Fin da bambino, ha raccontato, aveva fantasie di squartare e mangiare i compagni di scuola che gli piacevano: «l'ho desiderato tutta la vita». Da adulto film di zombi, o con scene cruente e carneficine, hanno eccitato la sua fantasia. Da piccolo con una madre col carattere fin troppo forte e un padre che aveva abbandonato presto la moglie e i tre figli, Meiwes viene afflitto dalla solitudine: quando il fratello maggiore se ne andò di casa per studiare si sente totalmente abbandonato. Si inventa un «fratello immaginario» a cui da il nome di Frank. Ed è proprio con lo pseudonimo 'Franky' che Meiwes, a metà del 2000, un anno dopo la morte della madre, si mette in cerca sulla rete della vittima disposta a farsi ammazzare e mangiare. Solo il pensiero si tagliare un corpo umano, quello di «un uomo giovane bello e snello», lo eccitava sessualmente, ha confessato. Con l'ingegnere di Berlino capì che il sogno poteva diventare realtà: «lui è serio, desidera veramente di essere macellato», pensò della vittima. Dopo il primo delitto cannibalesco, l'imputato ha incontrato altri cinque uomini che si erano offerti, via E-mail, come possibili vittime ma alcuni non facevano al caso: chi era troppo grasso, chi non si è fatto più sentire dopo che lui gli aveva detto chiaro e tondo: «Se accetti devi sapere che morirai». E a quanto pare i volontari non mancavano: «Ci sono centinaia, migliaia di persone che cercano solo di essere mangiate», ha affermato Meiwes davanti all'allibito uditorio del tribunale. Dagli esami risulta che l'imputato è in pieno possesso delle sue facoltà mentali. Per l'accusa si tratta di omicidio a fini di soddisfazione sessuale. La difesa ribatte invece che la vittima era consenziente e che al massimo di può parlare di aiuto all'eutanasia. Il processo, per il quale sono stati riempiti 34 raccoglitori di carte, in realtà deve ancora terminare, nonostante la condanna a 8 anni di carcere già comminata. L’epilogo forse a Gennaio 2007. Nei dibattimenti sono stati ascoltati 38 testimoni e diversi esperti. Per la giustizia si tratta di un garbuglio mai visto: nessun precedente giuridico, un reato che non esiste nel codice penale e una vittima consenziente. Al cannibale di Rotenburg, la polizia è giunta dopo una segnalazione di uno studente di Innsbruck che si era imbattuto su Internet in un annuncio per la ricerca di vittime. In una perquisizione, nel Dicembre 2002, nella sua residenza cadente di campagna furono trovate quattro buste da congelatore con carne umana e una buca con delle ossa e un teschio nel giardino. Secondo gli inquirenti, l'imputato ha mangiato almeno venti chili di carne umana..

     Questa storia mi ha particolarmente stupito.. sia perchè mostra un lato della mente umana su cui ancora non mi ero soffermata.. e sia perchè, una volta tanto, la vittima era consenziente, anzi si è offerta spontaneamente.. questo mi lascia ancora più stupita di quante mentalità ci sono,,quanti modi di pensare e normalità soggettive.. Ho fatto molte ricerche sui vari aspetti della mente umana.. delle varie devianze che essa può prendere.. zoofilia, necrofilia, incesti, cannibalismo..ed ora un particolare aspetto della necrofagia..  Più cerco delle risposte più altri argomenti mi vengono in mente.. l’unica cosa che posso fare e continuare a ricercare le risposte ai mille dubbi della mia mente..


    March 02

    ho voglia di piangere..


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    tutti mi hanno sempre considerato una ragazza forte…tanto che alla fine mi sono illusa anch’io di esserlo.. ma in realtà io mi sento la ragazza più fragile di questo mondo.. mi sento sprofondare e non riesco più a tornare su… sento il cuore che batte forte, il respiro aumenta, le lacrime che tentano di uscire…poi trattengo..e tento di nascondere tutto dentro di me..peggiorando la situazione…le mani tremano, il mio corpo si agita come se ci fosse qualcosa che tenta di uscire.. non riesco a chiedere aiuto… o forse lo sto chiedendo a modo mio..ma non può sentirmi nessuno.. non è colpa di nessuno.. credo che nessuno potrebbe farlo.. mi faccio schifo.. sto vedendo tutta la mia stabilità crollare.. e non so più come raccogliere i pezzi…nessuno riesce a sentirmi…ho paura..aiuto…

    Inutile tentare di nascondere… basta fingere o credere di stare bene..