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    February 27

    questa volta ho messo una bella immagine allegra :)


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    Ieri ho visto un film giapponese.. questa volta però non era horror, era un film in un certo senso sentimentale, di amicizia, il titolo è Nana, l’ho voluto vedere perché ho la passione per il giappone perciò appena ho l’occasione di vedere un film Made in Japan non perdo tempo.. ma li vedo giusto per avere una finestra sul giappone, vedere le persone, le case, i luoghi di quel fantastico mondo mi piace tantissimo, mi fa sognare di poter essere anche io lì.. invece stavolta questo film non mi ha fatto solo un po’ sognare.. mi ha anche fatto ricordare.. la storia è piuttosto semplice, due ragazze si incontrano su un treno e per gioco del destino hanno la stessa età e lo stesso nome, Nana, ma allo stesso tempo sono molto diverse, una è una ragazza semplice, un po’ bambina, sognatrice che non sa ancora bene cosa fare della sua vita, l’altra invece è più coi piedi per terra, coi i suoi sogni ben fissi nella mente, la sua vita sono la musica rock, la chitarra e cantare.. tra loro inizia una bella amicizia dove due mondi opposti si incontrano fino a formarne uno solo... Guardando questo film era chiaro chi e cosa mi poteva venire in mente…Nicoletta..e la nostra amicizia.. parecchie scene del film mi hanno riportato alla memoria tanti momenti passati con lei e mi hanno fatto riflettere su come i nostri mondi talmente diversi abbiano avuto qualcosa che li unisse.. lei mi ha dato tantissimo, il suo mondo pieno di musica e magia mi ha fatto tirare fuori una parte di me che ormai era sommersa da troppo cose inutili.. Porto mille ricordi della nostra amicizia.. quando ci aiutavamo a vicenda senza rendercene conto..quando dormivamo insieme a casa mia e scoppiavamo a ridere da sole senza nemmeno un reale motivo..la tenerezza che provavo quando mi svegliavo la mattina e la trovavo vicina vicina a me nonostante ci fosse tanto spazio.. tutte le litigate..quando le spezzavo le sigarette e lei faceva finta di niente anche se sapevo bene che la facevo arrabbiare :) ..quando l’ho sentita per la prima volta suonare la chitarra.. in quel momento i brividi mi percorrevano la schiena nel vedere una ragazza che con tanta grinta inseguiva il suo sogno come ormai pochi hanno ancora il coraggio di fare..  io stessa ho messo da parte mille sogni per vivere nella realtà.. ho messo via il kimono nel cassetto e arrotolato la cintura.. e ho smesso di dare uno spazio alle parole della mia fantasia limitandomi solo a guardare i film da spettatore.. forse non ci ho creduto abbastanza.. non lo so.. ma ora più che mai sono convinta che è sbagliato non credere nei sogni per paura di non poterli realizzare… non si deve aver paura di voler bene e amare per paura di soffrire…a volte bisogna buttarsi anche col rischio di sbattere il muso.. per questo cara Nico spero che tu non smetta mai di credere sempre e comunque nei sogni perché questi rispecchiano la parte di noi più nascosta che nessuno mai vedrà se non tramite essi.. ti voglio un mondo di bene tesoro non cambiare mai…

    February 26

    Leonarda Cianciulli, “La saponatrice di Correggio”

    Leonarda Cianciulli, “La saponatrice di Correggio”


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    Leonarda Cianciulli nacque a Montella, in provincia di Avellino, nel 1892 in seguito a una violenza carnale subita da Emilia Di Nolfi, la madre. La donna, per un’atroce disegno del destino, fu addirittura costretta a sposare il suo violentatore così odierà per sempre quella creatura incolpevole, anche dopo aver divorziato ed essersi risposata con Mariano Cianciulli, dal quale avrà altri figli. Leonarda ebbe un’infanzia difficile, da lei così descritta: “Ero una bambina debole e malaticcia, soffrivo di epilessia, ma i miei mi trattavano come un peso, non avevano per me le attenzioni che davano agli altri figli. La mamma mi odiava perché non aveva desiderato la mia nascita. Ero infelice e volevo morire. Cercai due volte di impiccarmi; una volta arrivarono in tempo a salvarmi e l’altra si spezzò la fune.” La madre gli fece capire che le dispiaceva di rivederla viva. Una volta ingoiò due stecche del suo busto, sempre con l’intenzione di morire, e mangiò alcuni cocci di vetro: non accadde nulla. Segnata da una vita ingrata, nel 1914 sposò Raffaele Pansardi, impiegato dell'ufficio del registro, e andò a vivere a Lariano, nell'Alta Irpinia. Nel 1930 il terremoto del Vulture distrusse la loro casa e gli sposi si trasferirono a Correggio, in provincia di Reggio Emilia. Leonarda ebbe diciassette gravidanze con tre parti prematuri, dieci figli morirono in tenera età. I quattro sopravvissuti erano per Leonarda un bene da difendere a qualsiasi prezzo, angosciata dal ricordo di una zingara che molti anni prima le aveva predetto un amaro destino: "Ti mariterai, avrai figliolanza, ma tutti moriranno". Più tardi, un'altra zingara le disse: "Vedo nella tua mano destra il carcere, nella sinistra il manicomio". Nel 1939, alla notizia che Giuseppe, il figlio maggiore e prediletto, sarebbe partito per il militare con la minaccia sempre più concreta dell'ingresso in guerra dell'Italia, Leonarda decise, oramai in preda alla pazzia, di effettuare sacrifici umani in cambio della vita del ragazzo. La Cianciulli frequentava tre amiche, donne sole, non giovani, che avrebbero volentieri cambiato l’esistenza per sfuggire alla noia e alla solitudine del paesello. Tutte e tre chiesero aiuto a Leonarda, la quale decise che era giunto il momento di agire. La prima a cadere nella rete fu Faustina Setti detta “Rabitti”, la più anziana, attirata da Leonarda con la promessa di averle trovato un marito residente a Pola. Leonarda persuase la donna a non parlare con nessuno della novità. Il giorno della partenza Faustina si recò a salutare l'amica, che la convinse a scrivere alcune lettera e cartoline che avrebbe spedito appena giunta a Pola, in cui annunciava a parenti e amici che tutto andava per il meglio. Ma a Pola Faustina Setti non giungerà mai, perché cade sotto i colpi di scure di Leonarda Cianciulli, che trascina il corpo in uno stanzino e lo seziona in nove parti, raccogliendo il sangue in un catino. Poi, come scriverà nel suo memoriale, «gettai i pezzi nella pentola, aggiunsi sette chilogrammi di soda caustica, che avevo comprato per fare il sapone, e rimescolai il tutto finché il corpo sezionato si sciolse in una poltiglia scura e vischiosa con la quale riempii alcuni secchi e che vuotai in un vicino pozzo nero. Quanto al sangue del catino, aspettai che si coagulasse, lo feci seccare al forno lo macinai e lo mescolai con farina, zucchero, cioccolato, latte e uova, oltre a un poco di margarina, impastando il tutto. Feci una grande quantità di pasticcini croccanti e li servii alle signore che venivano in visita, ma ne mangiammo anche Giuseppe e io». La seconda vittima si chiamava Francesca Soavi, cui Leonarda aveva promesso un lavoro nel collegio femminile di Piacenza. Francesca la mattina del 5 Settembre 1940 si recò a salutarla prima di partire. Leonarda convinse la donna a scrivere due cartoline, dicendole che le avrebbe dovute spedire per annunciare ai conoscenti la partenza evitando di far conoscere la sua destinazione. La Cianciulli si avventò come una furia sulla donna e ripeté lo scempio. La terza e ultima vittima si chiamava Virginia Cacioppo, ex cantante lirica, cinquantatreenne, costretta a vivere in miseria e nella nostalgia del proprio passato di artista. Leonarda le propose un impiego a Firenze, come segretaria di un misterioso impresario teatrale, pregandola, come al solito, di non farne parola con nessuno. Virginia, entusiasta della proposta, mantenne il segreto e il 30 Settembre 1940 si recò a casa della donna dove, raccontò Leonarda, «Finì nel pentolone, come le altre due. La sua carne era grassa e bianca, quando fu disciolta vi aggiunsi un flacone di colonia e, dopo una lunga bollitura, ne vennero fuori delle saponette cremose accettabili. Le diedi in omaggio a vicine e conoscenti. Anche i pasticcini furono migliori del solito: quella donna era veramente dolce». La cognata dell'ultima vittima, insospettita per la sparizione improvvisa della parente, vista entrare in casa della Cianciulli, ne denunciò la scomparsa al questore di Reggio Emilia, il quale, seguendo i numerosi indizi lasciati dall'omicida, arrivò alla "saponificatrice". Sottoposta a interrogatorio la donna confessò senza resistenze i tre omicidi. La Corte stabilì che Leonarda Cianciulli era l'unica responsabile di quei turpi crimini e la condannò a trent'anni di carcere e a tre anni di manicomio. Morì nell’ospedale psichiatrico giudiziario per donne di Pozzuoli, il 15 Ottobre 1970, stroncata da apoplessia celebrale. A chiunque si domandi il motivo di tutta questa sua ferocia la risposta è che lei pensava di essere stata colpita da una maledizione la quale pensava di potersene liberare offrendo in cambio dei sacrifici umani.

    February 24

    la vera storia del mostro di Rostov, killer di 55 vittime fino al 1990


    ANDREJ CHIKATILO


    Soprannome: Il Mostro di Rostov
    Luogo omicidi: Rostov e dintorni (Ucraina)
    Periodo omicidi: 1978 - 1990
    Numero vittime: 55
    Modus operandi: cannibalismo e mutilazioni
    Cattura e Provvedimenti: arrestato nel novembre 1990, giustiziato con un colpo di pistola alla nuca il 15 febbraio
      1994

    Andrej Chikatilo è sicuramente il serial killer più spietato che la Russia possa ricordare. Un mostro, un pedofilo senza alcuna pietà, un folle. Ci sono voluti diversi anni per arrivare al suo arresto e sul suo destino vige un alone di mistero. Andrej Chikatilo nasce il 15 ottobre 1936 da una famiglia di agricoltori, in un piccolissimo villaggio dell'attuale Ucraina.
    Suo padre non c'
    è più, è sparito misteriosamente durante una delle note "purghe staliniane", mentre sua madre è una pazza. Ella è solita raccontare ai suoi due figli (Andrej e sua sorella) che loro avevano fratello ma che questi, durante il freddo inverno 1930, era stato mangiato vivo dai contadini affamati.
    Ci
    ò minerà non poco la stabilità mentale del piccolo Chikatilo.
    Come se non bastasse Andrej diventa presto miope e durante l'adolescenza soffre di una malattia che lo render
    à impotente per molti anni.
    Nonostante nel 1960 diverr
    à marito e padre, Andrej rimarrà comunque convinto di essere stato castrato e accecato nella culla, dai contadini del suo villaggio.

    Cresciuto, Andrej si iscrive al partito comunista, fa il servizio militare e si laurea in lettere come un normalissimo ragazzo russo e, nel 1972, comincia a insegnare in un istituto tecnico a Rostov.
    Nonostante l'infanzia difficile Andrej
    è diventato un insegnante, si è sposato e adesso vive in una bella casa proprio vicino alla scuola.
    Le cose per
    ò si mettono male anche nell'istituto: i ragazzi cominciano a chiamarlo "oca" e "finocchio", alcuni di essi lo aggrediscono di notte.

    22 ottobre 1978. Andrej uccide per la prima volta. E' anomalo per un serial killer cominciare cos
    ì tardi (42 anni) la propria "attività", solitamente cominciano intorno ai 20 anni. La vittima è una bambina di 9 anni, Lenochka Zakotnova, incontrata alla fermata dell'autobus. L'assassino la porta in una casetta abbandonata nella campagna circostante, e qui prova a violentarla. Non riuscendoci, preso dalla rabbia, la uccide con tre forti coltellate e getta il corpicino nel fiume che scorre vicino a Shakhty.
    La bambina viene trovata alla vigilia di Natale ma nessuno sospetta minimamente di Chikatilo, padre di famiglia, insegnante, un uomo che non fuma e non beve.
    Viene invece accusato un violentatore della zona, tale Alexander Kravchenko, su pressione della famiglia della piccola l'uomo viene condannato immediatamente e fucilato.

    1982. Andrej viene accusato ripetutamente di molestie nei confronti dei suoi alunni e viene licenziato dall'istituto tecnico. Grazie alla tessera del partito comunista, riesce per
    ò a trovare posto come operaio in una piccola fabbrica vicino a Shakhty. Un lavoro perfetto per il Mostro di Rostov: per recarsi al lavoro Chikatilo deve viaggiare molto in treno, e in questo modo conoscerà la maggior parte delle sue vittime.
    La seconda
    è Larisa Tkachenko, una ragazzina che stava marinando il Liceo. L'uomo, non si sa come, riesce a convincerla a fare l'amore con lui ma, giunti al momento cruciale, la ragazza scoppia a ridere di fronte all'impotenza del suo partner occasionale. La rabbia di Chikatilo è violentissima: la ragazza viene strangolata, morsa a sangue sulle braccia e sui seni (Andrej ne ingoia anche un capezzolo). Per finire il Mostro le conficca un palo nella vagina.

    12 giugno 1982. Lyuba Biryuk ha 12 anni e gioca spensierata quando Chikatilo l'adesca. Portatala nel bosco la accoltella quaranta volte, cavandole anche gli occhi. Questo in futuro sar
    à uno dei biglietti da visita del Mostro di Rostov.
    A questo punto Andrej si ferma fino al 1983.

    Tra il 1983 e l'estate del 1984 la follia del Mostro cresce esponenzialmente. Le sue vittime salgono a trenta, quindici delle quali cadono tra il gennaio e il settembre 1984.
    In alcuni casi viene riscontrato che i malcapitati erano ancora in vita mentre il loro sangue veniva bevuto.
    Tra le vittime anche un bambino di 9 anni, Oleg Podzhidaev
    . Al contrario degli altri, il suo cadavere non
    è mai stato ritrovato ma, in sede di processo, Chikatilo ha dichiarato di aver castrato il piccolo Oleg e di averne gettato il corpo da qualche parte nei boschi.

    Siamo nell'apice degli omicidi del Mostro quando, il 22 febbraio 1984, Andrej Chikatilo viene arrestato con l'accusa di aver rubato della tela cerata.
    La polizia lo tiene in carcere ben tre mesi, vogliono accertarsi che non sia lui il Mostro.

    Sono le analisi del sangue a salvare Andrej: per un incredibile caso fortuito, il suo gruppo sanguigno non corrisponde con lo sperma trovato sui cadaveri.
    Passano pochi mesi e il Mostro viene arrestato nuovamente: un Giudice, che ha preso in simpatia l'uomo, lo fa per
    ò scarcerare immediatamente con mille scuse.

    Nei dintorni di Rostov ricominciano cos
    ì a sparire bambini, bambine e donne per lunghi mesi, mentre i loro cadaveri vengono ritrovati ovunque: nei fiumiciattoli, dentro delle baracche abbandonate nei boschi, lungo la ferrovia ecc. ecc.
    Nel frattempo da ogni parte del paese arrivano dei ritardati mentali che si consegnano alle forze dell'ordine, confessando di essere i responsabili degli omicidi.
    Per vagliare ogni singolo caso la polizia perder
    à le tracce del mostro per diversi mesi.
    Solo nel 1990, a 12 anni di distanza dal primo omicidio, anche questo incubo giunge finalmente a termine.

    22 novembre. Chikatilo viene arrestato per la terza volta e, cosa comune a tutti gli assassini seriali, questa volta si abbandona a una confessione-fiume liberatoria.
    Con l'aiuto di alcuni manichini vengono ricostruiti nei minimi dettagli tutti gli orrendi omicidi.
    La voce cavernosa e monotona dell'uomo non sorvola su di niente: vengono descritte le tattiche di adescamento, gli omicidi, Chikatilo parla con incredibile calma di bambini accoltellati, di occhi perforati, di dita mozzate a morsi, di cuori strappati e di capezzoli ingoiati.
    Aggiunge alla lista della polizia ben 19 omicidi che nessuno aveva pensato di attribuirgli.

    EPIGOLO
    Il processo al Mostro di Rostov comincia nel 1992.
    Chikatilo inizialmente nega tutto, ma le confessioni dell'autunno 1990 erano state registrate su nastro e lo incastrano.
    L'assassino partecipa al processo in una sorta di follia mistica. Mentre i Giudici e gli Avvocati discutono, il Mostro di Rostov fissa il pubblico presente in tribunale con degli occhi vuoti e bianchi, con un sorriso da bambino sempre stampato sulla sua bocca. Andrej sembra meravigliato e felice, probabilmente sentirsi al centro dell'attenzione gli fa molto bene, finalmente si sente liberato da tutte le sue frustrazioni.
    Nell'agosto del 1992 il verdetto: Andrej Chikatilo viene giudicato capace di intendere e di volere e quindi condannato alla pena capitale. Al momento della sentenza Chikatilo si alza in piedi canta a squarciagola l'Internazionale Russa.
    Secondo i dati ufficiali, l'esercito russo ha giustiziato Andrej Chikatilo il 16 febbraio 1994, con un colpo di pistola alla nuca, nel cortile del carcere di Mosca.
    Molte cliniche psichiatriche di fama mondiale avevano prenotato il suo cervello, ma nessuna di esse l'ha mai ricevuto..il Mostro di Rostov
    è stato giustiziato veramente?Sulla storia di Chikatilo David Grieco ha realizzato un film, "Evilenko" (Italia, 2004), con Malcolm McDowell nella parte del terribile assassino.

    "E' un uomo molto alto, dritto come una colonna, con occhi azzurri molto chiari. Non piaceva ai bambini. Abbiamo saputo che
    è stato mandato via, c'erano stati dei problemi perché molestava le bambine" (Testimonianza dei vicini di casa di Chikatilo quando questi insegnava) e sul suo destino vige un alone di mistero.

    February 23

    vi siete mai chiesti di cosa è fatto uno specchio?..



    Vi siete mai chiesti di cosa e’ fatto uno specchio? Io si, parecchie volte, ma un po’ per pigrizia e un po’ perché mi passava di mente non avevo mai cercato la risposta.. oggi pero’ mi sono decisa e ho cercato alcune notizie.... e’ un po’ strana come domanda, mi rendo conto.. pero’ mi sono resa conto che ormai lo specchio e’ entrato nella nostra quotidianita’ e spesso lo usiamo solo per contemplare il nostro viso o il nostro corpo che viene riflesso, senza soffermarci a guardare l’oggetto in quanto tale.. non ci chiediamo che cosa sia... Per quanto mi riguarda, lo specchio mi sembra un elemento.. qualcosa che trovi in natura gia’ così.. per la sua limpidezza e la sua perfezione mi riesce difficile pensare che sia stato creato dall’uomo.. invece e’ proprio così..

    I primi specchi realizzati nell'antichita’ erano semplici lastre di metallo, spesso argento, rame o bronzo, perfettamente lucidate. Gli Incas usavano argento, Archimede a Siracusa usava rame ,per i suoi specchi "ustori", per bruciare le vele e le navi romane. Nel XIV secolo a Venezia si producevano specchi unendo una lastra di cristallo lucidato con fogli di stagno e mercurio: i sottili strati di stagno venivano uniti al vetro tramite un bagno di mercurio ed esercitando pressione; tale processo era costoso e complesso, rendendo lo specchio un prodotto di lusso. Nella seconda meta’ del XIX secolo il costo degli specchi e’ radicalmente calato grazie ad un nuovo processo di produzione, l'argentatura: tramite una soluzione di ammoniaca ed acido tartarico si fissano al vetro dei nitrati d'argento, ed il vetro veniva successivamente ricoperto da gommalacca. Oggi gli specchi consistono in una lastra di vetro su cui e’ deposto un sottile strato di alluminio o rame o argento, fissato al vetro per elettrolisi. Lo strato metallico e’ deposto sul lato opposto a quello riflettente ed e’ ricoperto da una vernice a scopo protettivo. In questo modo il delicato rivestimento e’ protetto dal vetro stesso, ma si ha una seconda riflessione minore causata dalla superficie frontale del vetro. Questo tipo di specchi riflette circa l'80% della luce incidente... Quindi lo specchio di oggi e’ tutt’altro che naturale.. io sono sempre stata affascinata dagli specchi.. sono secondo me l’unico oggetto che ci fa vedere la realta’ pienamente..in tutti i suoi aspetti.. ad esempio noi siamo in una stanza, davanti ad uno specchio.. con lo sguardo riusciamo a vedere solo tre pareti, tre lati della stanza.. lo specchio ci permette di vedere anche la quarta... non so quanti di voi ci hanno fatto caso.. puo’ sembrare una stupidaggine ma questo ci fa capire un po’ la strana natura dell’uomo.. noi vediamo le cose da una certa prospettiva.. ma altre non riusciamo a vederle.. e’ un po’ come guardare un diamante.. ha mille sfaccettature ma on riusciamo mai a vederle tutte.. abbiamo bisogno di un aiuto per vedere appieno senza soffermarci alla superficie.. credo che il segreto, la cosa piu‘ difficile  sia proprio questa.. riuscire a vedere cio’ che non tutti vedono..

    February 21

    sorriso diabolico

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    Sorriso diabolico

    Nel Lazio vicino a Viterbo ci sono due paesini: Tuscania e Tarquinia; molto e molto tempo fa una famiglia di Tuscania aveva strette relazioni con una bambina abbandonata che viveva in una piccola casa a Tarquinia. Un giorno la famiglia tuscaniese venne a conoscenza della morte della povera fanciulla, trovata morta con un con un sorriso diabolico stampato in faccia. Tutti gli abitanti di Tarquinia da quel giorno incolparono la famiglia della sua morte, in quanto tutti i giorni loro mandavano un servitore a portare da mangiare alla bambina; la famiglia incredula si difese spiegando che l'unica persona che poteva avere un contatto con la bambina era appunto il servo. Da allora il servitore non si e' fatto piu' vedere. In seguito sono accaduti fatti strani e inspiegabili, come la morte di un intero bestiame nelle campagne presso Tuscania: tutti gli animali erano con il sorriso e gli occhi rossi di sangue spalancati. Si dice anche che chi sente questa storia sogni poi il servitore, morto, con in faccia il suo sorriso diabolico, con accanto il parente piu' caro del sognatore anch'egli con quello strano sorriso...

    February 07

    La Strega di Blair, finzione o realtà

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    LA STREGA DI  BLAIR, 
    FINZIONE O REALTÀ

     Se si chiede ad una persona che cosa gli evochi nella mente il nome la strega di Blair, questa subito ti dirà il film "The Blair Witch Project" che nel 1999 ha fatto il record di incassi cinematografici.
    Ma dietro il film più o meno reale, si cela una leggenda che a partire dal Febbraio 1785 segue e terrorizza gli abitanti del paesino di Blair in America. Proprio in quella data molti bambini denunciano ai genitori che la signora Elly Kedward, donna irlandese, li obbligava ad andare nella propria abitazione dove prelevava loro dei campioni di sangue. Per questi motivi la donna venne immediatamente bandita e cacciata dal villaggio per stregoneria. Durante l
    inverno successivo, molto rigido, tutti gli abitanti del villaggio diedero la donna per morta. Nel 1786 dopo appena un anno, gli accusatori della donna e molti bambini presenti nel villaggio, scomparvero misteriosamente senza lasciare traccia. Temendo la maledizione di Elly tutti gli abitanti fuggono dal villaggio promettendo di non ritornarci. 

     

    Così dove una volta sorgeva il villaggio di Blair viene fondato, nel 1824, un nuovo villaggio: Burkittsville . Ma la scia di sangue non termina, anzi…. Nellagosto 1825 molti popolani vedono una ragazza del posto Treacle Eileen trascinata nel torrente da una figura femminile. Il torrente non era molto profondo, circa un metro e venti, ma nonostante ciò il corpo della ragazza non fu mai ritrovato. Inoltre furono ritrovati sia nel fiume che nel bosco, per oltre tredici anni, strane figure di forma umana composte da legnetti intrecciati tra loro. Nel Marzo del 1886 unaltra fanciulla di nome Robin di soli otto anni sparisce misteriosamente                                                                    

    subito partono le squadre dei soccorritori, ma dopo un giorno la bambina ritorna a casa da sola e sono proprio i soccorritori della prima squadra che scompaiono nella foresta. La bambina racconta di essere stata avvicinata da unanziana signora la quale l ha accompagnata in una casa nella foresta e costretta a stare nello scantinato fino al suo ritorno. 

     

    La giovane impaurita, vedendo che la signora non ritornava decise di scappare e tornare al villaggio. I cinque membri della squadra scomparsa vengono ritrovati da una seconda squadra in un angolo della foresta, chiamata roccia della bara, vicino al torrente Teppy West, legati e uccisi brutalmente, i quali evidenziavano strane incisioni e simboli su tutto il corpo. I soccorritori tornano velocemente in paese per chiedere aiuto ma una volta tornati sul posto, dove avevano trovato i corpi dei soccorritori uccisi, dei cadaveri non era rimasta nessuna traccia a parte una grossa chiazza di sangue e un indescrivibile odore di morte.

     

    Tutto rimase tranquillo fino al Novembre del 1940 quando per circa otto mesi scomparvero dal villaggio ben otto bambini. Il 25 Maggio 1941 Rustin Parr un eremita che viveva nei boschi va nel mercato di Burkittsville e urla alla folla dicendo: sono finalmente giunto al termine. La polizia subito non capì che cosa intendeva dire luomo con quella frase, ma subito dopo lui stesso confessò di sua spontanea volontà di aver brutalmente ucciso, seguendo dei rituali magici, sette degli otto bambini da lui rapiti, e di aver lasciato libero l ottavo Kyle Brody. La polizia accorsa nei boschi, andò nella casa di Rustin, e nella cantina trovò sette bare segnate da altrettante pile di sassi. Gli inquirenti quando interrogarono Rustin chiedendogli cosa laveva spinto a fare una cosa del genere si sentirono descrivere questa bizzarra storia: Rustin affermò che fu costretto a compiere quegli omicidi dalla voce, la quale diventava nella sua testa ogni giorno sempre più forte e convincente, di una vecchia signora il quale spirito vagava per la foresta. Questa voce seguiva Rustin giorno e notte indicandogli chi e come uccidere. Nella mattina del 25 Maggio, la donna che lo aveva posseduto mentalmente tutti quei mesi gli comparì davanti dicendogli che il suo lavoro era terminato e che doveva andare nel villaggio e raccontare a tutti ciò che aveva fatto. 
    Parr Rustin fu condannato a morte per strage e subito giustiziato nel Novembre 1941. Kyle Brody unico bambino sopravvissuto, il quale dovette assistere all
    uccisione degli altri sette, non si è mai ripreso dallo choc e per questo fu ricoverato in una clinica psichiatrica dove morì, probabilmente suicidatosi, nel 1971.

     

    Su questa vicenda sono stati scritti molti libri, la maggior parte dei quali puramente inventati.
    L
    unica degno di nota, nonostante la sua difficilissima reperibilità è: Il culto della strega di Blair. Volume rarissimo che illustra perfettamente la figura della strega.

     

    IPOTESI SOPRANNATURALE

    Queste teorie sono strettamente personali e riguardano gli efferati omicidi compiuti da Rustin Parr. Rustin Parr ha subito una possessione mentale e fisica da parte di Elly Kedward la signora che fu cacciata dal villaggio per stregoneria, questo spiegherebbe il perché l uomo sentisse la voce della donna e proprio quella voce lo obbligasse a compiere quegli omicidi. Le motivazioni che possono aver spinto la donna a compiere tale vendetta possono essere di rabbia e odio verso i cittadini di Blair che l avevano bandita dal villaggio. In effetti un prelievo di sangue non si può effettivamente definire stregoneria, anche se nel 1700 si veniva bruciati sul rogo per molto meno di questo…

    IPOTESI ACCADEMICA

    Questa ipotesi non è da scartare anche se non riguarda la sfera del paranormale. Potrebbe essere che Elly non abbia in alcun modo influenzato Parr anzi: Rustin potrebbe aver semplicemente letto la storia del villaggio di Blair e della sua fantomatica strega e aver usato questa scusante per compiere gli efferati omicidi. La sua confessione nel mercato del paese può essere dovuta o ad un senso di colpa, dimostrato nella liberazione dellottavo bambino o da una malattia mentale venutagli durante i setti mesi in cui ha ucciso proprio sette bambini. Ultimo fattore è il modus operandi di Rustin Parr, infatti ha agito esattamente come agirebbe un serial killer: il modo in cui ha ucciso le vittime sempre uguale e utilizzando gli stessi rituali magici e la firma che ha lasciato mettendo un cumulo di pietre sulle bare.

    Alla domanda quale sia lipotesi corretta, solo una persona potrebbe dare la risposta…. Se non fosse morta nel Novembre del 1941.